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Cannabis light: la cessione a terzi non costituisce reato

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Non è la percentuale di principio attivo contenuto nella sostanza ceduta a documentare l’offensività del fatto, bensì l’idoneità della medesima a produrre un concreto effetto drogante.
(Tribunale Ordinario di Roma, Giudice Tavarnese, sentenza 5 marzo 2020, n. 3308)

Condanna in materia di stupefacenti e patente di guida: legittimo il diniego

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La Corte Costituzionale ha dichiarato l’infondatezza delle questioni di legittimità costituzionale dell’art. 120, comma 1, del d.lgs. 30 aprile 1992, n. 285 (Nuovo codice della strada) nella parte in cui esclude che possano conseguire la patente di guida le persone condannate per i reati in materia di stupefacenti, fatti salvi gli effetti dei provvedimenti riabilitativi.
(Corte Costituzionale, sentenza 9 aprile 2019, n. 80)

Art. 187 CdS: sintomi e rifiuto degli accertamenti

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La giurisprudenza della Suprema Corte di Cassazione ritiene configurabile il reato di guida sotto l’influenza di sostanze stupefacenti (art. 187 c.d.s.) attraverso la combinazione del risultato delle analisi delle urine con altri elementi indiziari, costituenti indici sintomatici dell’alterazione conseguenti all’uso di droghe.

Coltivazione marijuana: punibilità

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La punibilità per la coltivazione non autorizzata di piante da cui sono estraibili sostanze stupefacenti va esclusa allorchè il giudice ne accerti l’inoffensività in concreto, dovendosi per tale ritenersi la condotta che sia così trascurabile da rendere sostanzialmente irrilevante l’aumento di disponibilità di droga e non prospettabile alcun pericolo di ulteriore diffusione di essa.
Ai fini della necessaria verifica in concreto della offensività della contestata condotta di coltivazione, non è sufficiente considerare il solo dato quantitativo di principio attivo ricavabile dalle singole piante, in relazione al loro grado di maturazione, dovendosi esaminare anche quale sia l’estensione della coltivazione, il livello di strutturazione di tale coltivazione al fine di verificare se da essa possa o meno derivare una produzione di sostanza stupefacente esulante rispetto all’autoconsumo ma potenzialmente idonea ad incrementare il mercato.
(Cass. Sezione III Penale, 27.3.15-2.11.2015, n. 43986)

Ius superveniens: limiti al ricalcolo della pena

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Il giudice di merito che debba rivalutare un fatto concernente l’ipotesi lieve di cui all’art. 73/5 DPR 309/90 dopo lo ius superveniens più favorevole, sia che operi come giudice di secondo grado o in sede di rinvio dalla Cassazione, non è in alcun modo vincolato rispetto alle scelte operate in precedenza nell’ambito della pena edittale. Lo stesso sarà chiamato a rivalutare il trattamento sanzionatorio in piena autonomia, con l’unico obbligo di darne conto congruamente e logicamente in motivazione e con l’unico limite, in assenza del ricorso della parte pubblica, del divieto di reformatio in peius e, pertanto, ben può accadere che alla fine pervenga alla conclusione che il trattamento sanzionatorio irrogato in precedenza sia adeguato.
(Cass. Sezione IV Penale, 8 ottobre – 9 novembre 2015, n. 44799)

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