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Immutabilità del giudice: applicabilità

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Il principio di immutabilità del giudice trova applicazione anche nel procedimento di sorveglianza e comporta che la decisione sia assunta dallo stesso giudice che ha provveduto alla trattazione, ma non impedisce che possano essere utilizzati gli atti acquisiti in precedenza davanti altro giudice, nel caso in cui le parti presenti non si siano opposte né abbiano esplicitamente richiesto di rinnovare la trattazione.
(Cass. Penale Sez. 1, sentenza 5 – 26 aprile 2016 n. 17146)

Permesso premio per matrimonio: concedibilità

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Non costituisce motivo grave che, se accertato, può legittimare la concessione di permesso al detenuto a norma dell’art. 30 della L. 26 luglio 1975, n. 354,  la necessità di trascorrere un breve periodo di tempo con il coniuge, al fine di consumare il matrimonio celebrato in carcere da parte di detenuto che non si trovi ancora nelle condizioni di poter beneficiare del permesso premio ai sensi del successivo art. 30-ter.
(Cass. Sezione I Penale, 29 settembre 2015 – 12 gennaio 2016, n. 882)

Affidamento in prova e pericolosità sociale

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Cio’ che rileva al fine dell’affidamento in prova al servizio sociale, e’ il grado di consapevolezza e di rieducazione raggiunto dal condannato, nonche’ l’evoluzione della sua personalita’ successivamente al fatto, al fine di consentire un’ulteriore evoluzione favorevole e un ottimale reinserimento sociale.
L’affidamento in prova al servizio sociale, infatti, non presuppone una totale assenza di pericolosita’ sociale del condannato, quale realizzabile solo attraverso il completamento del processo di rieducazione, ma postula soltanto l’esistenza di elementi dai quali possa desumersi l’avvenuto inizio di detto processo, da riguardarsi come concettualmente identico per qualsiasi condannato, indipendentemente dalla natura del reato commesso, dovendosi aver riguardo essenzialmente, in armonia con la visione laica cui si ispira l’ordinamento giuridico, alla prospettiva che il condannato acquisisca la consapevolezza della necessita’ di rispettare le leggi penali e di conformare, in genere, il proprio agire ai doveri inderogabili di solidarieta’ politica, economica e sociale sanciti dall’ordinamento medesimo.
(Cass. Penale Sez. V, sentenza 8 settembre 2015, 36833)

La competenza del Tribunale di Sorveglianza

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La competenza del magistrato e del tribunale di sorveglianza ha natura funzionale e inderogabile, rilevabile anche d’ufficio in ogni stato e grado, non inquadrabile nella mera competenza territoriale. La competenza, pertanto, si radica in funzione del collegamento ordinamentale tra l’ufficio giudiziario e lo stabilimento di pena compreso nella circoscrizione ove si trova l’interessato all’atto della richiesta, della proposta o dell’inizio di ufficio del provvedimento.
(Cass. Penale Sez. 1, sentenza 20 marzo – 20 aprile 2015, n. 16372 )

Limiti del decreto di inammissibilità emesso “de plano”

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In tema di procedimento di sorveglianza, il decreto di inammissibilità per manifesta infondatezza può essere emesso “de plano”, ai sensi dell’art. 666, comma secondo, c.p.p. soltanto con riguardo ad una richiesta identica, per oggetto e per elementi giustificativi, ad altra già rigettata ovvero priva delle condizioni previste direttamente dalla legge e non, invece, con riferimento al reclamo al Tribunale avverso le decisioni del Magistrato di sorveglianza, che è riconducibile al “genus” della impugnazione, sicché la dichiarazione di inammissibilità, ricorrendo una delle tassative ragioni indicate nell’art. 591 c.p.p., è di competenza del giudice dell’impugnazione e, quindi, dell’organo collegiale e non del presidente del Tribunale di sorveglianza.
(Cass. Penale Sez. 1, sentenza  29 aprile – 8 giugno 2015, n. 24433)

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