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Legittimo impedimento: sì alla comunicazione a mezzo PEC

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Nel procedimento camerale di sorveglianza costituisce una causa di rinvio dell’udienza il legittimo impedimento del difensore, purché prontamente comunicato con qualunque mezzo, inclusa la posta elettronica certificata, sicché quando una tale circostanza risulti il giudice che ne abbia conoscenza è tenuto, qualora ne ricorrano i presupposti, a rinviare l’udienza.

Atto di nomina: documentazione della data del conferimento

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Il difensore di fiducia, ove ne sia richiesto dall’autorità procedente, è tenuto a documentare la sua nomina esibendo:

  • la certificazione della nomina fatta all’autorità procedente con dichiarazione orale;
  • la copia della nomina recante l’attestazione dell’avvenuto deposito;
  • la copia della nomina, certificata conforme dallo stesso difensore, corredata dall’originale della ricevuta della raccomandata, rilasciata dal servizio postale.

Ciò è quanto emerge con chiarezza dal combinato disposto degli artt. 96 cod. proc. pen., 27 e 39 disp. att. cod. proc. pen.
(Cass. Sez. II Penale, sentenza 3 luglio – 2 agosto 2019, n. 35473)

Colloquio difensivo in carcere con strumenti informatici

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In linea teorica, nessuna norma dell’ordinamento penitenziario (né del codice di rito) vieta di per sé l’accesso del personal computer in carcere quale strumento per lo svolgimento del colloquio difensivo. Tuttavia, tale accesso deve essere giustificato in funzione delle specifiche esigenze inerenti all’esercizio del diritto di difesa, non potendo essere ritenute ammissibili istanze genericamente motivate.
(Cass. Sez. III Penale, sentenza 18 aprile – 19 settembre 2019, n. 38609)

Indagini difensive: requisiti della richiesta di autorizzazione

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Sulla richiesta di autorizzazione del difensore all’assunzione di informazioni da persona detenuta ai sensi dell’art. 391-bis c.p.p., il giudice, senza sindacare il merito dell’atto istruttorio, ha un potere di valutazione del titolo di legittimazione, costituito non dal mero mandato difensivo, ma dall’indicazione dell’addebito per il quale si procede e dal legame della persona da sentire con il tema di indagine, in modo da consentire al giudice stesso, e prima ancora al pubblico ministero e al difensore della persona detenuta, di apprezzare l’esistenza di un interesse concreto, diretto ed attuale al compimento dell’atto.
(Cass. Penale Sez. 1^, sentenza 7 – 27 giugno 2019, n. 28216)

Divieto di intercettazioni difensore-assitito: lo stato (inaccettabile) dell’arte.

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Il Direttivo della Camera Penale di Roma ha deliberato lo stato di agitazione e la presentazione di un esposto in relazione al gravissimo episodio di intercettazione di conversazioni tra un indagato e il suo difensore, avvenuto proprio in questi giorni e che ha riguardato l’Avv. Francesco Mazza.

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