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Consenso all’acquisizione atti nel rito ordinario, disciplina

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La Suprema Corte ha affermato il principio di diritto secondo il quale la scelta della difesa di acconsentire all’acquisizione degli atti di indagine, finalizzata unicamente allo snellimento dell’attività processuale, non determina la sanatoria, ai sensi dell’art 183 cod. proc. pen., di eventuali nullità dell’atto e non fa venir meno il diritto di eccepirne l’inutilizzabilità.
(Cass. Sez. 4^ Penale, sentenza 16 gennaio – 5 febbraio 2020, n. 4896)

Abbreviato atipico e modifica dell’imputazione

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Con una interessante e dotta ordinanza, il GIP presso il Tribunale Ordinario di Roma ha fornito i necessari chiarimenti in merito alle scansioni processuali e le relative facoltà delle parti nell’ambito del c.d. rito abbreviato atipico, innestato con istanza dell’imputato a seguito di richiesta di giudizio immediato avanzata dal Pubblico Ministero.
(Giudice per le indagini preliminari, Dott.ssa A. Gerardi, ordinanza 15 novembre 2017, in proc. 15970/17 GIP)

Abbreviato: limiti all’integrazione probatoria

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In tema di giudizio abbreviato, l’integrazione probatoria può essere disposta dal giudice, ai sensi dell’art. 441, comma 5, c.p.p., in qualsiasi momento purché non venga disposta l’acquisizione di verbali d’interrogatorio resi in altro procedimento.
L’art. 441, comma 6, c.p.p. prevede, difatti, che l’assunzione delle prove avvenga in udienza e nel contraddittorio delle parti.
(Cass. Penale Sezione III, 25 marzo – 22 aprile 2015, n. 16793)

Abbreviato condizionato

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In materia di giudizio abbreviato condizionato al Giudice è data la possibilità di accogliere o respingere l’istanza negli esatti termini nei quali è stata formulata, mentre una decisione difforme rispetto a tale alternativa, incidendo in maniera impropria ed irreversibile sulle strategie difensive, genera un provvedimento abnorme.
(Cass. Penale Sez. 6, sentenza 9 aprile – 27 aprile 2015, n. 17661)

Il problema irrisolto dell’art. 8 d.l. 341/2000

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Con la sentenza resa in data 17 settembre 2009 Scoppola c. Italia, la Corte EDU si è pronunciata sulla possibilità, da parte del giudice penale italiano, di irrogare la pena più mite introdotta dalla lex intermedia entrata in vigore dopo la commissione del fatto ma prima del passaggio in giudicato della decisione ad oggetto anche se, tale normativa, è stata successivamente abrogata e sostituita da altra norma più sfavorevole. 

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