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	<title>Legislazione Speciale - Osservatorio Penale</title>
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	<title>Legislazione Speciale - Osservatorio Penale</title>
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	<item>
		<title>Falso in dichiarazione sostitutiva di atto notorio</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Debora Zagami]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 26 Jul 2023 22:17:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Delitti e Contravvenzioni]]></category>
		<category><![CDATA[DIRITTO PENALE]]></category>
		<category><![CDATA[Legislazione Speciale]]></category>
		<category><![CDATA[atto notorio]]></category>
		<category><![CDATA[dichiarazione sostitutiva]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Integra il delitto di falso ideologico commesso dal privato in atto pubblico (art. 483 cod. pen.) la condotta di chi  dichiara il falso in sede di dichiarazione sostitutiva di atto notorio resa ai dell&#8217;art. 47 DPR n. 445/2000. Ai sensi dell&#8217;art. 76 del DPR n. 445/2000, le dichiarazioni sostitutive rese ai sensi degli articoli 46 [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="page" title="Page 5">
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<div class="column">
<p>Integra il delitto di falso ideologico commesso dal privato in atto pubblico (art. 483 cod. pen.) la condotta di chi  dichiara il falso in sede di dichiarazione sostitutiva di atto notorio resa ai dell&#8217;art. 47 DPR n. 445/2000.</p>
<p>Ai sensi dell&#8217;art. 76 del DPR n. 445/2000, le dichiarazioni sostitutive rese ai sensi degli articoli 46 e 47 del medesimo testo normativo sono considerate come fatte a pubblico ufficiale, e ciò è sufficiente a sancirne la destinazione ad essere trasfuse in atto pubblico, oltre che a richiamarne la natura pubblicistica conferita per legge.</p>
<p><strong>(Cass. Sez. 3^ Penale, sentenza 04.04.2023, n. 17419)</strong></p>
<blockquote>
<h4><em>Integra il delitto di cui all&#8217;art. 483 cod. pen. la falsa dichiarazione di trasferimento della propria dimora abituale resa ai fini della iscrizione anagrafica per mutamento della residenza, trattandosi di dichiarazione sostitutiva di atto notorio ai sensi dell&#8217;art. 47 del d.P.R. 28 dicembre 2000 n. 445.</em></h4>
<h4><em>Invero, la dichiarazione di trasferimento della residenza funzionale all&#8217;iscrizione nelle liste anagrafiche è una dichiarazione sostitutiva dell&#8217;atto di notorietà, giacché contiene una attestazione da parte del privato in merito a fatti che sono di sua diretta conoscenza (il trasferimento della residenza quale conseguenza del trasferimento della propria dimora abituale), anche eventualmente riguardanti altri soggetti, come richiesto dall&#8217;art. 47 d.P.R. n. 445/2000.</em></h4>
<h4><em>Di conseguenza, essendo un atto destinato a provare la verità di un fatto a norma dell&#8217;art. 46, lett. b), d.P.R. n. 445 del 2000, collegandosi proprio tale efficacia probatoria al dovere del dichiarante di affermare il vero, la falsa dichiarazione di residenza rientra nella previsione dell&#8217;art. 483 cod. pen.</em></h4>
</blockquote>
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<h4><a href="https://www.osservatoriopenale.it/wp-content/uploads/2023/07/17419-2023.pdf" target="_blank" rel="noopener"><span style="color: #808080;"><strong>TESTO IN</strong><strong>TEGRALE SENTENZA</strong></span></a></h4>
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		<title>Detenzione abusiva di armi: quale normativa?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Debora Zagami]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 04 Jan 2022 16:24:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[DIRITTO PENALE]]></category>
		<category><![CDATA[Legislazione Speciale]]></category>
		<category><![CDATA[armi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La Suprema Corte ha confermato il consolidato orientamento di legittimità secondo il quale i precetti contravvenzionali disciplinati dall&#8217;art. 697 c.p. devono applicarsi soltanto alle armi proprie c.d. bianche ed alle munizioni per arma comune da sparo, mentre la detenzione e il porto llegali sono previsti quali delitti dalla legge 895/1967. (Cass. Sez. 1^ Pen. &#8211; [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h3>La Suprema Corte ha confermato il consolidato orientamento di legittimità secondo il quale i precetti contravvenzionali disciplinati dall&#8217;art. 697 c.p. devono applicarsi soltanto alle armi proprie c.d. bianche ed alle munizioni per arma comune da sparo, mentre la detenzione e il porto llegali sono previsti quali delitti dalla legge 895/1967.</h3>
<p><strong>(Cass. Sez. 1^ Pen. &#8211; sentenza 24/02/2021, n. 12771)</strong></p>
<blockquote>
<h5><em>Tenendo conto dell&#8217;elencazione contenuta nella L. 18 aprile 1975, n. 110, art. 2, per armi comuni da sparo devono intendersi tutti quegli oggetti rispetto ai quali sia possibile un&#8217;azione di propulsione di proiettili a seguito della forza di spinta di gas compressi, sia che l&#8217;impulso avvenga per l&#8217;effetto dell&#8217;accensione di un esplosivo, sia che venga provocato dall&#8217;aria compressa.</em></h5>
<h5><em>Soltanto per le armi antiche, ossia quelle ad avancarica o comunque fabbricate prima del 1890, che non sono qualificabili come armi comuni da sparo secondo la nozione dell&#8217;art. 2 della Legge n. 110 del 1975, la detenzione illegale in assenza di denuncia all&#8217;autorità ai sensi degli artt. 38 e 39 T.U.L.P.S., integra la contravvenzione prevista dall&#8217;art. 697 cod. pen. e non la fattispecie delittuosa.<br />
</em></h5>
</blockquote>
<h5><a href="https://www.osservatoriopenale.it/wp-content/uploads/2022/01/12771-2021.pdf" target="_blank" rel="noopener"><span style="color: #808080;"><strong>T</strong><strong>E</strong><strong>STO INTEGRALE </strong><strong>SENTENZA </strong></span></a></h5>
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		<title>Coltivazione cannabis e principio di offensività</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Giovanni Ferrari]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 29 Mar 2021 14:15:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[DIRITTO PENALE]]></category>
		<category><![CDATA[Legislazione Speciale]]></category>
		<category><![CDATA[cannabis]]></category>
		<category><![CDATA[coltivazione]]></category>
		<category><![CDATA[offensività]]></category>
		<category><![CDATA[punibilità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La coltivazione domestica della cannabis configura reato solo quando sia idonea a raggiungere la soglia minima di capacità drogante Le Sezioni Unite della Suprema Corte di Cassazione, chiamate a dirimere un contrasto giurisprudenziale sorto in materia di coltivazione domestica di sostanze stupefacenti, hanno aderito all&#8217;indirizzo giurisprudenziale secondo cui, in caso di coltivazione domestica di sostanza [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h3>La coltivazione domestica della cannabis configura reato solo quando sia idonea a raggiungere la soglia minima di capacità drogante</h3>
<p>Le Sezioni Unite della Suprema Corte di Cassazione, chiamate a dirimere un contrasto giurisprudenziale sorto in materia di coltivazione domestica di sostanze stupefacenti, hanno aderito all&#8217;indirizzo giurisprudenziale secondo cui, in caso di coltivazione domestica di sostanza stupefacente del tipo cannabis, ai fini della punibilità, l&#8217;offensività della condotta consiste nella sua idoneità a produrre la sostanza per il consumo, sicché non rileva la quantità di principio attivo ricavabile nell&#8217;immediatezza, ma la conformità della pianta al tipo botanico previsto e la sua attitudine, anche per le modalità di coltivazione, a giungere a maturazione e a produrre la sostanza stupefacente, nell&#8217;obiettivo di scongiurare il rischio di diffusione futura della sostanza stupefacente.<span id="more-6498"></span></p>
<p style="padding-left: 40px;"><em>&#8220;Il reato di coltivazione di stupefacenti è configurabile indipendentemente dalla quantità di principio attivo ricavabile nell’immediatezza, essendo sufficienti la conformità della pianta al tipo botanico previsto e la sua attitudine, anche per le modalità di coltivazione, a giungere a maturazione e a produrre sostanza stupefacente; devono però ritenersi escluse, in quanto non riconducibili all’ambito di applicazione della norma penale, le attività di coltivazione di minime dimensioni svolte in forma domestica, che per le rudimentali tecniche utilizzate, lo scarso numero di piante, il modestissimo quantitativo di prodotto ricavabile, la mancanza di ulteriori indici di un loro inserimento nell’ambito del mercato degli stupefacenti, appaiono destinate in via esclusiva all’uso personale del coltivatore&#8221;.<br />
</em><strong>(Cass. SS. UU., 19 dicembre 2019 &#8211; 16 aprile 2020, n. 12348)</strong></p>
<h5><a href="https://www.osservatoriopenale.it/wp-content/uploads/2021/03/12348-2020.pdf" target="_blank" rel="noopener"><span style="color: #808080;"><strong>TESTO INTEGRALE SENTENZA</strong></span></a></h5>
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		<item>
		<title>Misure di prevenzione: prova della pericolosità</title>
		<link>https://www.osservatoriopenale.it/misure-di-prevenzione-prova-della-pericolosita/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Marcello Bertucci]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 07 Feb 2021 18:47:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[DIRITTO PENALE]]></category>
		<category><![CDATA[Legislazione Speciale]]></category>
		<category><![CDATA[pericolosità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>(Cass. Sez. 5^ Pen. &#8211; sentenza 30/11/2020-05/2021, n. 182) In tema di misure di prevenzione, alla luce della sentenza della Corte costituzionale n. 24 del 2019, le &#8220;categorie di delitto&#8221; legittimanti l&#8217;applicazione di una misura fondata sul giudizio di c.d. pericolosità generica, ai sensi dell&#8217;art. 1, comma 1, lett. b), del d.lgs. n. 159 del [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h5><strong>(Cass. Sez. 5^ Pen. &#8211; sentenza 30/11/2020-05/2021, n. 182)</strong></h5>
<blockquote>
<h5 style="text-align: justify;"><em>In tema di misure di prevenzione, alla luce della sentenza della Corte costituzionale n. 24 del 2019, le &#8220;categorie di delitto&#8221; legittimanti l&#8217;applicazione di una misura fondata sul giudizio di c.d. pericolosità generica, ai sensi dell&#8217;art. 1, comma 1, lett. b), del d.lgs. n. 159 del 2011, devono presentare il triplice requisito – da ancorare a precisi elementi di fatto, di cui il giudice di merito deve rendere adeguatamente conto in motivazione – per cui deve trattarsi di delitti commessi abitualmente, ossia in un significativo arco temporale, che abbiano effettivamente generato profitti in capo al proposto e che costituiscano, o abbiano costituito in una determinata epoca, l&#8217;unica, o quantomeno una rilevante, fonte di reddito per il medesimo.</em></h5>
</blockquote>
<hr />
<h3><span style="color: #808080;"><strong>LEGGI IL TESTO INTEGRALE</strong></span></h3>
[OMISSIS]
<p style="text-align: left;">1. Con decreto deliberato il 25 febbraio 2020, la Corte di appello di Roma ha confermato — salvo che in punto di durata della misura di prevenzione personale, ridotta ad anni due &#8211; il decreto del 15/11/2017 con il quale il Tribunale di Latina aveva applicato a (Omissis) la misura di prevenzione della sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno nel Comune di (Omissis) e la confisca dei beni intestati alla moglie (Omissis), ai figlio (Omissis) e (Omissis) e a varie società, nonché, con decreto integrativo del 13/03/2018, la confisca di altri beni. 2. Avverso l&#8217;indicato decreto della Corte di appello di Roma hanno proposto ricorso per cassazione, con un unico atto attraverso il difensore e procuratore speciale (Omissis), (Omissis) e i terzi interessati, articolando le doglianze di seguito enunciate nei limiti di cui all&#8217;art. 173, comma 1, disp. att. cod. proc. pen. Il ricorrente denuncia inosservanza dell&#8217;art. 1, lett. b), d. Igs. 6 settembre 2011, n. 159, perché, nell&#8217;individuare le condotte integranti il presupposto della pericolosità, la Corte di appello ha fatto riferimento non a elementi di fatto, bensì a generiche prospettazioni di realizzazione di illeciti, mai verificati, né accertati, sicché la motivazione sul punto è apparente, laddove le conclusioni del perito nominato in appello presentano vuoti e omesse valutazioni di atti ritualmente prodotti dalla difesa.</p>
<p style="text-align: left;">2.1. La fattispecie di cui all&#8217;art. 1, lett. b), cit. non supera il vaglio di conformità costituzionale, richiamando concetti indeterminati ed altre generiche indicazioni, sicché i profili di indeterminatezza rilevati dalla sentenza n. 24 del 2019 della Corte costituzionale non possono che essere estesi anche alla fattispecie in esame.</p>
<p style="text-align: left;">2.2. Il decreto impugnato non ha comunque recepito i contenuti della disposizione di cui all&#8217;art. 1, lett. b), cit. così come definiti dalla Corte costituzionale, avendo dato atto non già di delitti commessi dal proposto, dell&#8217;arco temporale di riferimento e dell&#8217;esistenza di profitti riconducibili ai delitti stessi, ma di vicende relative ad indagini penali il cui esito non è mai stato una pronuncia di condanna, come si desume dal certificato penale, quali: 1) la perquisizione nell&#8217;officina del proposto del 19/11/1993, di cui la Corte non indica alcuno sviluppo processuale; 2) il procedimento per riciclaggio di un autocarro risalente al 1994, conclusosi con un&#8217;archiviazione; 3) la vicenda del 1997 relativa a veicoli industriali sinistrati oggetto di un procedimento archiviato; 4) un episodio di ricettazione del 1997 per il quale è intervenuta sentenza di assoluzione; 5) i rapporti del 1997 con (Omissis) , privi di alcuna verifica penale; 6) un procedimento per associazione per delinquere finalizzata alla cessione di stupefacenti, all&#8217;esito del quale il proposto è risultato estraneo ai fatti; 7) una contravvenzione in materia di acque reflue del 2008; 8) un procedimento archiviato per un&#8217;ipotesi di associazione per delinquere finalizzata al contrabbando tabacchi risalente al 2002; 9) una violazione in materia fiscale di cui il proposto non ha mai avuto alcuna comunicazione; 10) un&#8217;ipotesi di esercizio arbitrario delle proprie ragioni definito con remissione di querela; 11) un processo del 2009 per &#8220;frodi carosello&#8221;, nel quale il proposto è stato raggiunto da misura cautelare (ma non per il reato associativo), ancora pendente in primo grado; 12) una denuncia dei Carabinieri di (Omissis) del (Omissis) di cui non vengono indicati gli estremi processuali; 13) un procedimento che ha visto il proposto condannato per ricettazione, non ancora fissato in Cassazione.</p>
<p style="text-align: left;">2.3. In ordine alla ritenuta sproporzione patrimoniale, nei confronti del proposto non risultano accertamenti fiscali, laddove il decreto impugnato enfatizza il &#8220;condono tombale&#8221; che, come riferito anche dal perito nominato dalla Corte di appello, non rispondeva necessariamente a un&#8217;evasione fiscale.</p>
<p style="text-align: left;">2.4. In ordine al rapporto temporale tra le condotte delittuose e l&#8217;illecita accumulazione patrimoniale, il decreto impugnato afferma apoditticamente che il proposto avrebbe svolto attività delittuosa per 25 anni, ma non indica i riferimenti alle relative condanne, laddove neppure il richiamo ai procedimenti pendenti consente di individuare l&#8217;abitualità necessaria ad integrare il requisito in esame.</p>
<p style="text-align: left;">2.5. In ordine alla posizione dei terzi, l&#8217;esistenza di un unico centro di spesa, ruotante intorno al proposto, conferma che l&#8217;attività non è mai stata delegata a terzi, quasi per occultarla.</p>
<p style="text-align: left;">2.6. Il ricorso denuncia altresì violazione dell&#8217;art. 1 d. Igs. n. 159 del 2011 in ordine alla durata della misura e alla cauzione.</p>
<p style="text-align: left;">3. Avverso il medesimo decreto della Corte di appello di Roma hanno proposto ricorso per cassazione (Omissis) e i terzi interessati con un ulteriore atto, attraverso il difensore e procuratore speciale Avv. (Omissis) , articolando nove motivi, di seguito enunciati nei limiti di cui all&#8217;art. 173, comma 1, disp. att. cod. proc. pen.</p>
<p style="text-align: left;">1. I ricorsi, per le parti e nei termini di seguito indicati, devono essere accolti.</p>
<p style="text-align: left;">2. Le questioni poste dai ricorrenti impongono, in via preliminare, una i ricognizione dei temi concernenti la natura e la valenza degli elementi fattuali posti a sostegno del giudizio di pericolosità e del loro rapporto con gli accertamenti (e i diversi esiti) svolti con riguardo ad essi in sede penale.</p>
<p style="text-align: left;">2.1. Come questa Corte ha già avuto modo di rilevare,</p>
<blockquote>
<h5 style="text-align: left;"><em>«il giudizio di pericolosità espresso in sede di prevenzione va scisso &#8211; nelle sue componenti logiche &#8211; in una prima fase di tipo &#8220;constatativo&#8221; rapportata alla importazione di dati cognitivi idonei a rappresentare l&#8217;avvenuta condotta contraria alle ordinarie regole di convivenza tenuta &#8211; in passato &#8211; dal soggetto proposto (tra cui, ovviamente, ben possono rientrare i pregiudizi penali derivanti dall&#8217;accertamento di fatti costituenti reato) cui si unisce una seconda fase di tipo essenzialmente prognostico, per sua natura alimentata dai risultati della prima, tesa a qualificare come &#8220;probabile&#8221; il ripetersi di condotte antisociali, inquadrate nelle categorie criminologiche di riferimento previste dalla legge»;</em></h5>
</blockquote>
<p style="text-align: left;">con particolare riferimento alla &#8220;fase constatativa&#8221; e, dunque, ricostruttiva del giudizio di pericolosità, essa «si alimenta in primis dall&#8217;apprezzamento di &#8220;fatti&#8221; storicamente apprezzabili e costituenti a loro volta &#8220;indicatori&#8221; della possibilità di iscrivere il soggetto proposto in una delle categorie criminologiche previste dalla legge», posto che il soggetto coinvolto nel procedimento di prevenzione e destinatario del giudizio di pericolosità «non viene ritenuto &#8220;colpevole&#8221; o &#8220;non colpevole&#8221; in ordine alla realizzazione di un fatto specifico, ma viene ritenuto &#8220;pericoloso&#8221; o &#8220;non pericoloso&#8221; in rapporto al suo precedente agire (per come ricostruito attraverso le diverse fonti di conoscenza) elevato ad &#8220;indice rivelatore&#8221; della possibilità di compiere future condotte perturbatrici dell&#8217;ordine sociale costituzionale o dell&#8217;ordine economico e ciò in rapporto all&#8217;esistenza di precise disposizioni di legge che &#8220;qualificano&#8221; le diverse categorie di pericolosità (attualmente il D.Lgs. 6 settembre 2011, n. 159, art. 1 e art. 4)» (Sez. 1, n. 23641 del 11/02/2014, Mondini, Rv. 260103 &#8211; 4).</p>
<p style="text-align: justify;">2.2. E&#8217; in questa prospettiva che deve essere ricostruito il quadro composito dei rapporti tra accertamento in sede penale e accertamento nel procedimento prevenzione.</p>
<p style="text-align: justify;">Muovendo dall&#8217;ipotesi della sentenza assolutoria in sede penale, è stato puntualmente rilevato che «se è vero che l&#8217;autonomia del procedimento di prevenzione &#8211; rispetto a quello penale &#8211; consente in termini generali la valutazione del &#8220;fatto&#8221; comunque accertato, quale eventuale sintomo di pericolosità è pur vero che tale affermazione esige da un lato la &#8220;effettività&#8221; di una autonoma valutazione, [&#8230;] ma soprattutto va rapportata alla tipologia di pericolosità &#8220;prevenzionale&#8221; che si ipotizza sussistente»;</p>
<p style="text-align: left;">invero, «il principio della &#8220;autonoma valutazione&#8221; (di fatti accertati o comunque desumibili da decisioni di assoluzione emesse in sede penale) si è [&#8230;] affermato, quasi in via esclusiva, nel settore della contiguità mafiosa ed in riferimento ad una descrizione della categoria criminologica (il soggetto indiziato di appartenenza all&#8217;organismo mafioso) che tollera, per la sua diversità ontologica dalla prova della condotta partecipativa in senso pieno (art. 416 bis), la diversità di apprezzamento, nei due settori dell&#8217;ordinamento, delle medesime circostanze di fatto (le frequentazioni stabili con il soggetto mafioso, ad esempio, ben possono rappresentare indice rivelatore di contiguità &#8211; ove accertate &#8211; pur se ritenute insufficienti a fondare una decisione affermativa di penale responsabilità)», laddove «nel settore della pericolosità &#8220;semplice&#8221; [come con riguardo alla categoria di cui all&#8217;art. 1, comma 1, lett. b), che viene in rilievo nel caso di specie: n.d.r.] molto minore, per non dire assente, è la possibilità di porre in essere, sul piano interpretativo ed in rapporto alla mediata osservanza del principio di tassatività [&#8230;], una simile operazione», posto che «se la realizzazione del delitto è esclusa in sede penale &#8211; e ciò sia in rapporto all&#8217;elemento materiale che a quello psicologico, non potendosi certo sostenere una sopravvivenza del disvalore di un delitto in assenza di dolo &#8211; manca uno dei presupposti su cui lo stesso legislatore articola la costruzione della fattispecie»;</p>
<blockquote>
<h5 style="text-align: justify;"><em>di qui il principio di diritto secondo cui «in sede di verifica della pericolosità di soggetto proposto per l&#8217;applicazione di misura ai sensi dell&#8217;art. 1, comma 1, lett. b), d. Igs. n. 159 del 2011 il giudice della prevenzione non può ritenere in via autonoma rilevante il fatto coperto da giudicato di assoluzione, stante la testuale formulazione della norma di riferimento che richiede la constatazione di ricorrenti attività delittuose produttive di reddito» ed ostandovi il «principio di tassatività e di quello, ancor più generale, di unitarietà dell&#8217;ordinamento e di non contraddizione» (Sez. 1, n. 31209 del 24/03/2015, Scagliarini, Rv. 264319 &#8211; 22)</em></h5>
</blockquote>
<p style="text-align: left;">Il principio di diritto appena richiamato ha trovato conferme nella successiva giurisprudenza di legittimità, che ha rimarcato come in sede di verifica della pericolosità generica del soggetto proposto, il giudice della prevenzione possa ricostruire in via autonoma la rilevanza penale dei fatti accertati in sede penale che non abbiano dato luogo ad una sentenza di condanna a condizione che non sia stata emessa una sentenza irrevocabile di assoluzione in quanto la negazione penale di un fatto impedisce di assumerlo come elemento indiziante ai fini del giudizio di pericolosità, sicché detto potere di autonoma valutazione sussiste anche nel caso di emissione di una sentenza di proscioglimento per intervenuta prescrizione purché il fatto risulti delineato con sufficiente chiarezza o sia comunque ricavabile in via autonoma dagli atti, laddove l&#8217;unico limite all&#8217;autonomia del giudizio di prevenzione è quello dell&#8217;esclusione, in sede penale, con pronunce irrevocabili, di determinati fatti, posto che «la negazione penale irrevocabile di un determinato fatto impedisce di ritenerlo esistente e quindi di assumerlo come elemento del giudizio di prevenzione» (Sez. 2, n. 11846 del 19/01/2018, Carnovale, Rv. 272496; conf. Sez. 5, n. 48090 del 08/10/2019, Ruggeri, Rv. 277908; Sez. 2, n. 26774 del 30/04/2013, Chianese, Rv. 256820, secondo cui l&#8217;unico limite posto all&#8217;autonomia valutativa del giudice della prevenzione è che «i fatti storici ritenuti sintomatici della pericolosità del proposto non devono essere stati smentiti in sede di cognizione penale»).</p>
<p style="text-align: justify;">5. Le doglianze relative al giudizio di pericolosità (secondo motivo del primo atto di impugnazione; terzo, quarto, quinto e ottavo motivo del secondo atto di impugnazione), che possono essere esaminate congiuntamente, sono in parte fondate.</p>
<p style="text-align: justify;">5.2. Devono, invece, essere accolte le censure relative agli altri fatti valorizzati dal decreto impugnato ai fini del giudizio di pericolosità.</p>
<p style="text-align: left;">Per alcuni di essi lo stesso decreto impugnato dà atto dell&#8217;esito processuale in termini di sentenza assolutoria: si tratta dell&#8217;episodio del 12/09/1997, per il quale il decreto impugnato segnala che (Omissis) è stato assolto per non aver commesso il fatto, sicché sono fondate le doglianze proposte, in parte qua dal secondo motivo del primo atto di impugnazione e dall&#8217;ottavo motivo del secondo atto di impugnazione (nella parte relativa ai processi definiti con assoluzione).</p>
<p style="text-align: left;">Sembra sfociato in una pronuncia assolutoria anche il procedimento (Omissis) (associazione finalizzata al traffico di stupefacenti), rispetto al quale il decreto impugnato segnala che un coimputato si era &#8220;accollato&#8221; l&#8217;intera responsabilità del fatto, così consentendo al proposto di &#8220;sottrarsi&#8221; ad ogni responsabilità: il decreto svolge una serie di considerazione al riguardo, ma, se confermato, l&#8217;esito assolutorio per non aver commesso il fatto precluderebbe la valutazione degli elementi relativi al processo in questione da parte del giudice della prevenzione.</p>
<p style="text-align: left;">Nel caso, invece, del procedimento nel cui ambito fu disposta, il 19/11/1993, la perquisizione dell&#8217;officina del proposta, il decreto richiama una sentenza di primo grado, senza precisarne il segno e senza dar conto degli sviluppi processuali (limitandosi a far riferimento alla trasmissione del processo in Corte di appello); nei termini indicati, coglie nel segno il secondo motivo del primo atto di impugnazione, risultando, in buona sostanza, apparente la motivazione del decreto impugnato.</p>
<p style="text-align: left;">Rilievo, questo, riferibile anche ad altri casi in cui la Corte di appello fa riferimento a procedimenti archiviati, sottraendosi, però, alla necessaria valutazione degli effettivi contenuti del provvedimento archiviativo, il che rende del pari apparente la motivazione: si tratta del procedimento relativo alla perquisizione del 03/05/1994 (che il decreto impugnato indica come archiviato, senza ulteriori rilievi), del procedimento risalente al 01/03/1997 (rispetto al quale la Corte distrettuale fa riferimento ad una richiesta di archiviazione) e del procedimento (Omissis) (associazione per delinquere finalizzata alla truffa), rispetto al quale la Corte di appello si limita a riportare, definendolo sintetico, un brano della richiesta di archiviazione.</p>
<blockquote>
<h5 style="text-align: left;"><em>Con riguardo ai rapporti intrattenuti nel 1997 con (Omissis) , il decreto impugnato fa riferimento alla frequentazione di noti pregiudicati, senza indicare alcuna &#8220;categoria di delitto&#8221; legittimante il giudizio di c.d. pericolosità generica ex art. 1, lett. b), del d. Igs. n. 159 del 2011: sono dunque fondati, per questa parte, il secondo motivo del primo atto di impugnazione e il terzo e il quarto motivo del secondo ricorso.</em></h5>
</blockquote>
<p style="text-align: left;">Motivi, questi, che devono essere accolti anche in relazione al procedimento del 2008 per esercizio arbitrario delle proprie ragioni, alla condanna per scarico abusivo di acque reflue industriali e alla denuncia del 2011 per traffico illecito di rifiuti, rispetto ai quali il decreto impugnato non dà conto della ascrivibilità al proposto di delitti che abbiano prodotto redditi in suo favore.</p>
<p style="text-align: left;">Si impone, pertanto, l&#8217;annullamento del decreto impugnato con rinvio per nuovo esame sulla pericolosità del proposto alla luce dei princìpi di diritto richiamati.</p>
<p style="text-align: left;">6. Pertanto, assorbite le ulteriori censure, il decreto impugnato deve essere annullato con rinvio alla Corte di appello di Roma; come chiarito Sez. U, n. 111 del 30/11/2017, dep. 2018, Gattuso, «la natura di decreto non permette il rinvio a diversa sezione, a mente del disposto di cui all&#8217;art. 623, comma 1, lett. a), cod. proc. pen.; per contro, la natura decisoria dell&#8217;atto impone che il collegio chiamato alla nuova valutazione sia composto diversamente, stante l&#8217;incompatibilità dei componenti che hanno partecipato alla decisione oggetto di impugnazione».</p>
<p style="text-align: center;"><strong>P.Q.M.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">annulla il decreto impugnato con rinvio per nuovo esame alla Corte di appello di Roma.</p>
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		<title>Trasferimento arma e obbligo di denuncia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Debora Zagami]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 25 Oct 2020 12:59:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[DIRITTO PENALE]]></category>
		<category><![CDATA[Legislazione Speciale]]></category>
		<category><![CDATA[armi]]></category>
		<category><![CDATA[denuncia detenzione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Per la ripetizione della denuncia di detenzione di arma a seguito del trasferimento in un luogo diverso non si applica il termine di 72 ore. (Cass. Sez. 1^ Pen. &#8211; sentenza 22/01/2020, n. 10310) Presupposto dell&#8217;obbligo previsto dall&#8217;art. 38, comma 1, T.U.L.P.S. &#8211; sanzionato dagli artt. 2 e 7 legge 895 del 1967 &#8211; è [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h3>Per la ripetizione della denuncia di detenzione di arma a seguito del trasferimento in un luogo diverso non si applica il termine di 72 ore.</h3>
<h5><strong>(Cass. Sez. 1^ Pen. &#8211; sentenza 22/01/2020, n. 10310)</strong></h5>
<p>Presupposto dell&#8217;obbligo previsto dall&#8217;art. 38, comma 1, T.U.L.P.S. &#8211; sanzionato dagli artt. 2 e 7 legge 895 del 1967 &#8211; è la &#8220;acquisizione della materiale disponibilità&#8221; delle armi, come meglio specificato dalla norma codificata dallo stesso D. L.vo 204 del 2010, che stabilisce il termine di 72 ore per l&#8217;effettuazione della denuncia, anche per via telematica e riguarda armi che non erano nella disponibilità di un soggetto e che devono essere denunciate perché l&#8217;autorità di pubblica sicurezza ne abbia contezza.</p>
<p>Il presupposto fattuale dell&#8217;obbligo di cui all&#8217;art. 38, comma 5, T.U.L.P.S. è, invece, quello opposto: non può sorgere l&#8217;obbligo di ripetere la denuncia se non esiste una pregressa disponibilità delle armi.<br />
Di conseguenza, la detenzione &#8220;illegale&#8221; di armi, sanzionata a norma degli artt. 2 e 7 legge 895 del 1967, consiste nella materiale disponibilità di dispositivi, acquisiti da chi in precedenza non li aveva, e di cui non sia stata segnalata la detenzione mediante denuncia, omissione che determina l&#8217;ignoranza della presenza e dell&#8217;ubicazione dell&#8217;arma in capo alle autorità di pubblica sicurezza.</p>
<p>La mancata ripetizione della denuncia dopo il trasferimento dell&#8217;arma, al contrario, non determina questa situazione: le Pubbliche Autorità conoscono l&#8217;esistenza dell&#8217;arma e l&#8217;identità di chi ne ha la detenzione, ma possiedono un&#8217;informazione non aggiornata sul luogo dove trovasi l&#8217;arma, situazione ovviamente anch&#8217;essa pericolosa per la sicurezza pubblica, ma rimediabile, sia utilizzando le denunce di trasporto delle armi presentate ai sensi dell&#8217;art. 34 T.U.L.P.S., sia interpellando il detentore.<br />
Da quanto esposto discende che per la ripetizione della denuncia di detenzione di arma a seguito del trasferimento in un luogo diverso, non si applica il termine di 72 ore, stabilito dall&#8217;art. 38, comma 1, T.U.L.P.S.</p>
<p>Benché contemplate nello stesso articolo, le condotte doverose e le conseguenti sanzioni hanno un fondamento del tutto diverso; per di più, in caso di trasferimento dell&#8217;arma regolarmente detenuta, non è possibile individuare un momento di &#8220;acquisizione della materiale disponibilità&#8221; dell&#8217;arma stessa, che è già avvenuta.</p>
<blockquote>
<h5><em>Configura il reato di cui all&#8217;art. 38 T.U.L.P.S. (in relazione all&#8217;art. 17 dello stesso Testo Unico) il trasferimento di un&#8217;arma da un luogo ad un altro, quand&#8217;anche esso sia effettuato nell&#8217;ambito della circoscrizione territoriale del medesimo ufficio locale di pubblica sicurezza, senza provvedere a ripetere la denuncia, essendo sempre necessario che la competente Autorità abbia in qualsiasi momento certezza del luogo in cui l&#8217;arma è detenuta, al fine di effettuare gli eventuali necessari controlli, finalità che sarebbe frustrata se il possessore fosse abilitato agli spostamenti non segnalati dell&#8217;arma perché effettuati entro il termine di 72 ore dal primo movimento.</em></h5>
</blockquote>
<p><a href="https://www.osservatoriopenale.it/wp-content/uploads/2020/10/10310-2020.pdf" target="_blank" rel="noopener"><strong><span style="color: #808080;">TESTO INTEGRALE SENTENZA</span></strong></a></p>
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