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Procedura Penale

MAE: presentazione dell’impugnazione

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Con ordinanze n. 22819, 22820 e 22821 del 23 luglio 2020, non massimate, la Sesta sezione di questa Corte ha affermato il principio per cui il ricorso per cassazione contro i provvedimenti che decidono sulla consegna in esecuzione di un mandato di arresto europeo dev’essere necessariamente presentato nella cancelleria del giudice che ha emesso il provvedimento impugnato, non potendo trovare applicazione il disposto dell’art. 582, comma 2, proc. pen., che ne autorizza il deposito anche nella cancelleria di un ufficio giudiziario del diverso luogo in cui il ricorrente eventualmente si trovi.
(Cass. Pen. Sez. Feriale, sentenza 20-21 agosto 2020, n. 23954)

MAE: nullità o inefficacia della misura cautelare applicata al consegnando

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In tema di mandato di arresto europeo, la Sesta sezione ha affermato che la nullità o la perdita di efficacia del provvedimento applicativo di una misura cautelare nei confronti del destinatario di una richiesta di consegna non incidono sulla legittimità della decisione favorevole alla consegna stessa, in quanto l’applicazione della misura cautelare non costituisce presupposto necessario del procedimento di cui alla legge n. 69 del 2005.
(Cass. Penale Sez. VI, sentenza 17 – 20 luglio 2020, n. 21579)

Processo in assenza e notificazioni

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L’art. 420bis, comma 2, c.p.p. indica i casi in cui, sul presupposto ovviamente della regolarità delle notifiche, in giudice in fase di costituzione delle parti, verificati gli avvisi, possa procedere al processo ritenendo che vi sia assenza “volontaria”.
Il fondamento del sistema è che la parte sia personalmente informata del contenuto dell’accusa e del giorno e luogo della udienza e, quindi, in necessaria applicazione dei principi sopra richiamati, il processo in assenza è ammesso solo quando sia raggiunta la certezza della conoscenza da parte dell’imputato.
Questa, del resto, è la ragione per la quale il sistema, introducendo la regola di certezza della conoscenza del processo, ha escluso il diritto “incondizionato” al nuovo giudizio di merito in favore del soggetto giudicato in assenza.

Esame testimoniale: domande suggestive vietate anche per il Giudice

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Il divieto di formulare domande che possano nuocere alla sincerità delle risposte, nel duplice senso delle domande “suggestive” – nel significato che il termine assume nel linguaggio giudiziario di domande che tendono a suggerire la risposta al teste, ovvero forniscono le informazioni necessarie per rispondere secondo quanto desiderato dall’esaminatore, anche attraverso una semplice conferma – e delle domande “nocive” – finalizzate a manipolare il teste, fuorviandone la memoria, poiche gli forniscono informazioni errate e falsi presupposti tali da minare la stessa genuinita della risposta – è espressamente previsto con riferimento alla parte che ha chiesto la citazione del teste, in quanto tale parte è ritenuta dal legislatore interessata a suggerire al teste risposte utili per la sua difesa. A maggior ragione, detto divieto deve applicarsi al Giudice al quale spetta il compito di assicurare, in ogni caso, la genuinità delle risposte.
(Cass. Penale Sez. IV, sentenza 6 febbraio – 19 maggio 2020, n. 15331)

Intercettazioni: utilizzabilità in procedimento connesso

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La Quinta Sezione Penale, ribadisce il principio dettato dalle Sezioni Unite con la sentenza n. 51 depositata il 2 gennaio 2020, in ossequio del quale il divieto di cui all’art. 270 cod. proc. pen. di utilizzazione dei risultati di intercettazioni di conversazioni in procedimenti diversi da quelli per i quali siano state autorizzate le intercettazioni – salvo che risultino indispensabili per l’accertamento di delitti per i quali è obbligatorio l’arresto in flagranza – non opera con riferimento ai risultati relativi a reati che risultino connessi ex art. 12 cod. proc. pen. a quelli in relazione ai quali l’autorizzazione era stata ab origine disposta, sempreché rientrino nei limiti di ammissibilità previsti dalla legge.

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