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Procedura Penale

Esame testimoniale: domande suggestive vietate anche per il Giudice

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Il divieto di formulare domande che possano nuocere alla sincerità delle risposte, nel duplice senso delle domande “suggestive” – nel significato che il termine assume nel linguaggio giudiziario di domande che tendono a suggerire la risposta al teste, ovvero forniscono le informazioni necessarie per rispondere secondo quanto desiderato dall’esaminatore, anche attraverso una semplice conferma – e delle domande “nocive” – finalizzate a manipolare il teste, fuorviandone la memoria, poiche gli forniscono informazioni errate e falsi presupposti tali da minare la stessa genuinita della risposta – è espressamente previsto con riferimento alla parte che ha chiesto la citazione del teste, in quanto tale parte è ritenuta dal legislatore interessata a suggerire al teste risposte utili per la sua difesa. A maggior ragione, detto divieto deve applicarsi al Giudice al quale spetta il compito di assicurare, in ogni caso, la genuinità delle risposte.
(Cass. Penale Sez. IV, sentenza 6 febbraio – 19 maggio 2020, n. 15331)

Intercettazioni: utilizzabilità in procedimento connesso

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La Quinta Sezione Penale, ribadisce il principio dettato dalle Sezioni Unite con la sentenza n. 51 depositata il 2 gennaio 2020, in ossequio del quale il divieto di cui all’art. 270 cod. proc. pen. di utilizzazione dei risultati di intercettazioni di conversazioni in procedimenti diversi da quelli per i quali siano state autorizzate le intercettazioni – salvo che risultino indispensabili per l’accertamento di delitti per i quali è obbligatorio l’arresto in flagranza – non opera con riferimento ai risultati relativi a reati che risultino connessi ex art. 12 cod. proc. pen. a quelli in relazione ai quali l’autorizzazione era stata ab origine disposta, sempreché rientrino nei limiti di ammissibilità previsti dalla legge.

Processo penale da remoto: la fine dell’oralità, il tramonto della liturgia

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di Debora Zagami

L’entrata in vigore dell’art. 83 del Decreto Legge 17/03/2020 n. 18 e il contenuto dell’emendamento presentato dal Governo e licenziato dal Senato della Repubblica in vista della conversione, destano allarme e preoccupazione in una categoria professionale (gli avvocati penalisti) troppo spesso semplicisticamente tacciata di frapporsi egoisticamente alla speditezza del processo ed alla ricerca della verità.
In nome della ricerca della verità –  equivocata finalità del rito accusatorio – l’essenza di quello che  avrebbe dovuto essere il “nuovo” rito penale ha cominciato ad essere snaturata sin da subito, e a quasi 30 anni dalla sua entrata in vigore, a colpi di diritto, il dibattimento, ideato e prescelto come luogo fisico e metafisico di formazione della prova nel contraddittorio tra le parti, ha perduto gran parte della sua forza.
La celebrazione del processo penale da remoto annienterebbe quel poco che resta della efficacia di questo metodo millenario fondato sul dibattito orale, ovverosia sulla possibilità per le parti di interloquire direttamente (linguaggio verbale), ma anche  indirettamente (comunicazione non verbale) nel tentativo di accertare o confutare la fondatezza di una ipotesi (quella accusatoria).
Ove dovesse entrare in vigore l’emendamento voluto dal Governo la liturgia del giudizio penale verrebbe polverizzata instantaneamente e definitivamente, e con essa il tanto agognato Giusto Processo, che – ricordiamolo – passa anche attraverso ciò che non è scritto in nessun manuale, come l’alzarsi in piedi al cospetto del Giudice quando si prende la parola, e non per riverenza, ma per esercitare la propria funzione e restituire al contesto la solennità del rito.

#DICIAMO NO AL PROCESSO PENALE DA REMOTO

invitiamo tutti i nostri lettori a sottoscrivere il nostro appello e ad inviarci le riflessioni sul tema all’indirizzo di posta elettronica info@osservatoriopenale.it

Rescissione del giudicato: la procedura

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L’art. 629-bis c.p.p. stabilisce espressamente che il condannato con sentenza passata in giudicato può chiedere la rescissione del giudicato qualora provi che l’assenza è stata dovuta ad una “incolpevole” mancata conoscenza della celebrazione del processo.
La richiesta di rescissione deve essere presentata entro trenta giorni dalla conoscenza del processo presso il Giudice che ha emesso la sentenza passata in giudicato e deve essere trattata dalla Corte di Appello competente in camera di consiglio ai sensi dell’art. 127 c.p.p., pena la violazione del diritto di difesa.
(Cass. Sez. 4^ Penale, sentenza 19 dicembre 2019 – 10 febbraio 2020, n. 5356)

Consenso all’acquisizione atti nel rito ordinario, disciplina

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La Suprema Corte ha affermato il principio di diritto secondo il quale la scelta della difesa di acconsentire all’acquisizione degli atti di indagine, finalizzata unicamente allo snellimento dell’attività processuale, non determina la sanatoria, ai sensi dell’art 183 cod. proc. pen., di eventuali nullità dell’atto e non fa venir meno il diritto di eccepirne l’inutilizzabilità.
(Cass. Sez. 4^ Penale, sentenza 16 gennaio – 5 febbraio 2020, n. 4896)

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