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Tag: Appropriazione

Il file rappresenta una cosa mobile

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Integra il delitto di appropriazione indebita la sottrazione definitiva di file o dati informatici attuata mediante duplicazione e successiva cancellazione da un personal computer aziendale, affidato all’agente per motivi di lavoro e restituito formattato, in quanto tali dati informatici – per struttura fisica, misurabilità delle dimensioni e trasferibilità – sono qualificabili come cose mobili ai sensi della legge penale.
(Cass. Penale Sez. II, sentenza 07.11.2019 – 10.04.2020, n. 11959)

Appropriazione indebita, epoca di consumazione del reato

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Il delitto di appropriazione indebita è reato istantaneo che si consuma con la prima condotta appropriativa, e cioè nel momento in cui l’agente compia un atto di dominio sulla cosa con la volontà espressa o implicita di tenere questa come propria.
(Cass. Sez. 2^ Penale, sentenza 18 ottobre 2019, n. 4130)

Appropriazione indebita, procedibilità

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A seguito della modifica disposta dal d.lgs. 10 aprile 2018, n. 36, divenuto procedibile a querela di parte il delitto di appropriazione indebita aggravata ex art. 61 n.11 c.p., la remissione di querela nei processi in corso comporta l’obbligo di declaratoria di non procedibilità ai sensi dell’art. 129 c.p.p. – ove non ricorrano altre circostanze aggravanti ad effetto speciale.
(Cass. II^ Sez. Penale,  sentenza 8 novembre 2018 – 4 gennaio 2019, n. 225)

Appropriazione indebita militare, elemento soggettivo

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Il semplice uso, così come il momentaneo ritardo nella restituzione del denaro non integra il reato di appropriazione indebita, essendo indispensabile che da parte del soggetto agente sia espressa la volontà certa di tenere la cosa per sé.
In particolare, in tema di elemento soggettivo, l’intenzione di restituire il denaro altrui non fa venir meno il dolo dell’appropriazione, salvo che non appaia certa la detta intenzione ed essa sia accompagnata dalla possibilità di restituzione.
(Tribunale Militare di Roma, 2^ Sezione, sentenza 18 giugno – 2 luglio 2014, in proc. 133/12 N.R)

Appropriazione indebita e diritto di ritenzione

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L’esercizio del diritto di ritenzione non vale a scriminare l’agente in ordine al reato di appropriazione indebita, quando il credito che si vuole tutelare attraverso l’esercizio dello ius retinendi non è né liquido né esigibile: in tal caso, infatti, l’appropriazione della cosa altrui integra il reato di cui all’art. 646 del c.p., dovendosi ritenere ingiusto il profitto che l’agente intende realizzare in virtù di una pretesa che avrebbe dovuto far valere, in quanto non compiutamente definita nelle specifiche necessarie connotazioni di determinatezza, liquidità ed esigibilità, soltanto con i mezzi leciti e legali postigli a disposizione dall’ordinamento giuridico.

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