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Sorveglianza

Sospensione dell’esecuzione, requisisti

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Il Tribunale di Sorveglianza di Milano, dopo avere rigettato la richiesta dell’affidamento in prova al servizio sociale e nelle more della decisione del ricorso per Cassazione presentato dalla difesa, ha sospeso l’esecuzione della propria ordinanza ritenendo sussistenti entrambi i requisiti richiesti dalla norma: il fumus boni iuris e il periculum in mora.
(Tribunale Sorveglianza di Milano, ordinanza 10-11 luglio 2018, in proc. 5973)

Ricorso per cassazione nel procedimento di sorveglianza: sottoscrizione

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La Prima Sezione ha affermato che, a seguito delle modifiche apportate agli artt. 571, comma 1, e 613, comma 1, cod. proc. pen. dalla legge 3 agosto 2017, n. 103, è inammissibile il ricorso per cassazione proposto personalmente dal condannato, anche se detenuto, avverso il provvedimento del magistrato di sorveglianza in tema di ammissione alla detenzione domiciliare.
(Cass. Sezione I^ Penale, sentenza 4 ottobre – 23 novembre 2017, n. 53330)

Detenzione in condizioni inumane e degradate – risarcimento per detenzione in custodia cautelare

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L’individuo sottoposto a misura cautelare di tipo custodiale deve ritenersi titolato, in costanza di restrizione, del potere immediato di agire innanzi al Tribunale di Sorveglianza, ai sensi dell’art.35 ter ord. pen., per la detenzione patita in condizioni di contrasto con la previsione dell’art.3 CEDU, non potendosi ritenere ostativa a tal fine la condizione di giudicabile. La previsione del secondo comma secondo periodo, dell’art.35 ter o.p. va letta in una interpretazione costituzionalmente orientata, come l’introduzione di un rimedio pecuniario “alternativo” in tutte le ipotesi in cui, in presenza del “trattamento non conforme ” non vi sia la possibilità per il Magistrato di Sorveglianza di operare una immediata riduzione della pena.

Cass. sez. 1, n. 35122 del 14.06.2017 (dep. 17.07.2017)

Madri condannate e detenzione domiciliare speciale: si pronuncia la Consulta

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E’ costituzionalmente illegittimo l’art. 47-quinquies, comma 1-bis, della legge 26 luglio 1975, n. 354 (Norme sull’ordinamento penitenziario e sulla esecuzione delle misure privative e limitative della libertà), nella parte in cui esclude le madri condannate per un delitto indicato nell’art. 4-bis della legge n. 354 del 1975, dalla possibilità di espiare, sin dall’inizio, la pena detentiva secondo modalità agevolate, anche nella propria abitazione o in altro luogo di privata dimora, di cura, assistenza o accoglienza, purché non sussista un concreto pericolo di commissione di ulteriori delitti o di fuga.

Immutabilità del giudice: applicabilità

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Il principio di immutabilità del giudice trova applicazione anche nel procedimento di sorveglianza e comporta che la decisione sia assunta dallo stesso giudice che ha provveduto alla trattazione, ma non impedisce che possano essere utilizzati gli atti acquisiti in precedenza davanti altro giudice, nel caso in cui le parti presenti non si siano opposte né abbiano esplicitamente richiesto di rinnovare la trattazione.
(Cass. Penale Sez. 1, sentenza 5 – 26 aprile 2016 n. 17146)

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