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Arresti domiciliari esecutivi e misure alternative alla detenzione

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Per l’accoglimento dell’istanza di affidamento in prova ai servizi sociali, non può esigersi – in positivo – la dimostrazione che il soggetto abbia già compiuto una completa revisione critica del proprio passato, bensì è sufficiente che dai risultati dell’osservazione della personalità emerga che un siffatto processo critico sia stato almeno avviato, nella prospettiva di un suo ottimale reinserimento sociale, non postulando – la misura alternativa suddetta – come presupposto indispensabile al suo riconoscimento la verifica di una già conseguita, radicale emenda da parte del condannato, che costituisce invece l’obiettivo da raggiungere con il completamento del processo di rieducazione, ma esigendo piuttosto il riscontro dell’esistenza di elementi dai quali possa desumersi l’avvenuto, sicuro inizio di questo processo.

Regime 41 bis e videocolloqui

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Annullamento senza rinvio per l’ordinanza del Tribunale di sorveglianza di Sassari con la quale era stata confermata per il detenuto al 41-bis O.P. la possibilità di fruire di colloqui tramite di un videocollegamento, sottoposto a registrazione e al controllo visivo del personale penitenziario.
(Cass. Penale Sez. I^, sentenza 22 marzo – 16 aprile 2019, n. 16557)

Riabilitazione speciale per il minorenne

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In tema di riabilitazione speciale per i minorenni, la Prima sezione penale della Corte di cassazione ha affermato che, ai sensi dell’art. 24, r.d.l. 20 luglio 1934, n. 1404, ove la prova dell’emenda del minore condannato appaia a una prima indagine insufficiente, il giudice ha il potere-dovere di differire la decisione ad un momento successivo, entro il compimento del venticinquesimo anno di età, ed è tenuto a dare adeguata motivazione del discrezionale esercizio di tale potere-dovere.
(Cass. Penale Sez. 1^ sentenza 18 febbraio – 4 marzo 2019, n. 9425)

Trattamento penitenziario e orientamento sessuale

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Il Magistrato di sorveglianza di Spoleto in attuazione del principio contenuto nell’art. 1 dell’Ordinamento Penitenziario, come riformato dal D.Lgs. 123/2018, in virtù del quale ciascun detenuto ha diritto ad un trattamento improntato ad assoluta imparzialità, senza discriminazioni in ordine a sesso, identità di genere, orientamento sessuale, razza, nazionalità, condizioni economiche e sociali, opinioni politiche e credenze religiose, ha riconosciuto il diritto della persona che abbia dichiarato il proprio orientamento omosessuale ad essere assegnata a sezione separata, dichiarando illegittima l’allocazione in una sezione protetta e promiscua, insieme a detenuti portatori di diverse e anche opposte esigenze di protezione (sex offenders, collaboratori di giustizia, ecc.).
(Magistrato di Sorveglianza di Spoleto, ordinanza 18-29 dicembre 2018, in proc. n. 2018/7461)

Il tentativo non rientra nei reati ostativi ex art. 4 bis O.P.

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Il divieto di concessione di misure alternative alla detenzione e di benefici penitenziari, imposto dall’art. 4-bis Ord. Pen. per la commissione di taluni gravi delitti ivi previsti, opera esclusivamente per i reati consumati, e non per le corrispondenti fattispecie commesse nella forma tentata, per il carattere autonomo del tentativo e per la natura eccezionale della norma che deroga al principio generale di accesso ai benefici penitenziari.

In materia di concessione delle misure alternative alla detenzione (come pure di liberazione condizionale e rinvio dell’esecuzione delle pena), la competenza a provvedere spetta al Tribunale di sorveglianza, a norma dell’art. 70 Ord. Pen., mentre l’omonimo Magistrato può adottare solo provvedimenti provvisori, dal carattere interlocutorio e destinati ad essere assorbiti dalla decisione collegiale. Pertanto, il Magistrato di Sorveglianza non può decidere autonomamente sull’ammissibilità dell’istanza proposta dal detenuto.
(Cass. Sezione I Penale, 15.12.17-14.2.18, n. 7240)

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