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Riti Alternativi

Abbreviato: limiti all’integrazione probatoria

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In tema di giudizio abbreviato, l’integrazione probatoria può essere disposta dal giudice, ai sensi dell’art. 441, comma 5, c.p.p., in qualsiasi momento purché non venga disposta l’acquisizione di verbali d’interrogatorio resi in altro procedimento.
L’art. 441, comma 6, c.p.p. prevede, difatti, che l’assunzione delle prove avvenga in udienza e nel contraddittorio delle parti.
(Cass. Penale Sezione III, 25 marzo – 22 aprile 2015, n. 16793)

Abbreviato condizionato

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In materia di giudizio abbreviato condizionato al Giudice è data la possibilità di accogliere o respingere l’istanza negli esatti termini nei quali è stata formulata, mentre una decisione difforme rispetto a tale alternativa, incidendo in maniera impropria ed irreversibile sulle strategie difensive, genera un provvedimento abnorme.
(Cass. Penale Sez. 6, sentenza 9 aprile – 27 aprile 2015, n. 17661)

Il problema irrisolto dell’art. 8 d.l. 341/2000

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Con la sentenza resa in data 17 settembre 2009 Scoppola c. Italia, la Corte EDU si è pronunciata sulla possibilità, da parte del giudice penale italiano, di irrogare la pena più mite introdotta dalla lex intermedia entrata in vigore dopo la commissione del fatto ma prima del passaggio in giudicato della decisione ad oggetto anche se, tale normativa, è stata successivamente abrogata e sostituita da altra norma più sfavorevole. 

Procedimento per decreto, incostituzionale la facoltà di opporsi del querelante

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 La Corte Costituzionale ha dichiarato che l’illegittimità dell’art. 459, comma 1, c.p.p., per violazione degli artt. 3 e 111 Cost., nella parte in cui prevede la facoltà del querelante di opporsi, in caso di reati perseguibili a querela, alla definizione del procedimento con l’emissione di decreto penale di condanna.
(Corte Costituzionale, sentenza 28 gennaio – 27 febbraio 2015, n. 23)

Abbreviato: utilizzabilità delle spontanee dichiarazioni

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In sede di giudizo abbreviato, il giudice non può limitarsi a ritenere spontanee le dichiarazioni dell’indagato solo perchè così qualificate dalla polizia giudiziaria che le ha ricevute, ma deve d’ufficio accertare, sulla base di tutti gli elementi, anche di natura logica, a sua disposizione se nel caso concreto era effettivamente ravvisabile tale spontaneità, dando atto di questa valutazione con motivazione congrua ed adeguata. Detto accertamento va compiuto d’ufficio dal giudice perchè la mancanza di spontaneità comporterebbe una inutilizzabilità assoluta delle dichiarazioni anche nel giudizio abbreviato.
(Cass. Sezione III Penale, 7 giugno – 21 settembre 2012, n. 36596)

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