Procedura Penale

Restituzione in termini e sentenza contumaciale

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La nuova disciplina della restituzione nel termine per impugnare la sentenza contumaciale, introdotta dalla legge n. 60 del 2005, prevede una sorta di presunzione iuris tantum di non conoscenza da parte dell’imputato della pendenza del procedimento, ponendo a carico del giudice l’onere di reperire in atti l’eventuale prova contraria

Esecuzione, restituzione di cose sottoposte a sequestro

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In tema di restituzione delle cose sottoposte a sequestro, il provvedimento pronunciato de plano dal giudice dell’esecuzione a norma dell’art. 667, comma quarto, c.p.p., non è ricorribile per cassazione, poiché in tal caso è consentito proporre opposizione dinanzi lo stesso giudice che lo ha pronunciato nelle forme previste dall’art. 666, commi terzo e ss., c.p.p.;

Esecuzione, competenza applicazione indulto

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In tema d’esecuzione, il giudice competente a provvedere sull’applicazione dell’indulto in favore di un soggetto raggiunto da più condanne emesse da giudici diversi è sempre quello che ha pronunciato il provvedimento divenuto irrevocabile per ultimo, anche se la questione non riguarda la sua sentenza.
(Cass. Pen. Sez. I, 15 maggio 2008, n. 19466)

Difensore di fiducia, poteri di autenticazione della firma

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La sottoscrizione figurante sull’atto di nomina del difensore può essere da questi autenticata anche se non effettivamente in sua presenza ed è parimenti consentito che l’autentica venga apposta non sull’originale dell’atto di nomina, ma su una copia pervenuta al difensore a mezzo fax.
(Cass. Pen. Sez. V, 30 maggio 2008, n. 21950 – ric. Hamdo)

Durata indagini preliminari, decorrenza del termine e iscrizioni successive

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Per determinare la decorrenza del termine di durata massima delle indagini preliminari, in caso di procedimenti oggettivamente e soggettivamente complessi, relativi cioè a fatti e soggetti diversi, iscritti formalmente sotto lo stesso numero d’ordine del registro delle notizie di reato ma in momenti temporalmente differenti, occorre avere riguardo al criterio generale desumibile dal comma 2 dell’articolo 335 c.p.p., in base al quale, quando non si tratti di mutamento della qualificazione giuridica del fatto né di diverse circostanze del medesimo fatto, non può parlarsi di “aggiornamento” dell’iscrizione, ma di una “nuova ed autonoma iscrizione”, alla quale corrisponde un distinto e autonomo termine per l’espletamento delle corrispondenti indagini, a nulla rilevando che tale nuova iscrizione sia apposta in calce a quella originaria e conservi il medesimo numero d’ordine.
(Da queste premesse, la Corte ha ritenuto utilizzabil, perché compiute nei termini di durata previsti dalla legge, le indagini relative al ricorrente, la cui posizione era stata oggetto di una nuova e autonoma iscrizione nell’ambito di un procedimento penale, precedentemente iscritto, concernente fatti e soggetti diversi).
(Cass. Pen. Sez. VI, 19 gennaio 2009, n. 1876 – ric. Greco)

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