Procedura Penale

Procedibilità, competenza in caso di traferimento del militare

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Qualora un militare colpevole di un reato perseguibile a richiesta del Comandante di Corpo ai sensi dell’art. 260 CPMP sia trasferito, dopo la commissione del reato, ad altro Ente, competente a richiedere l’azione penale è il Comandante di Corpo da cui il militare dipende al momento della formulazione delle richiesta medesima e non quello da cui dipendeva al momento della realizzazione del fatto.

Testimonianza di imputato di reato collegato

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L’imputato di reato “reciproco”, non ancora definitivamente giudicato, che renda dichiarazioni su fatti che concernono la responsansabilità di altri, assume, in base all’art. 197bis c.p.p., la veste di testimone assistito, sicché, qualora egli sia sentito come testimone senza le garanzie previste da tale norma, dette dichiarazioni non sono utilizzabili ex articolo 64, comma 3bis, c.p.p.
(Cass. Pen. Sez. V, 12 gennaio 2009, n. 599 – ric. Mastroianni e altro)

Notificazione estratto contumaciale

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In tema di notificazione all’imputato dell’estratto contumaciale della sentenza, ai sensi dell’ari. 161,comma 4, C.P.P., nella ipotesi che costui sia assistito da due difensori di fiducia legittimati a proporre impugnazione, la notificazione deve ritenersi validamente eseguita alternativamente presso l’uno o l’altro dei difensori, non sussistendo un diritto dell’interessato ad una duplice notificazione dell’unico atto.

Impugnazione della la sentenza di non luogo a procedere

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L’impugnazione avverso la sentenza di non luogo a procedere per non imputabilità – pronunciata dal GIP minorile, ex art. 26 D.P.R. 448/1988, in relazione a reato commesso da infraquattordicenne – non è riconducibile al novero delle sentenze di proscioglimento e, in tal caso, il giudice investito dell’appello deve qualificare lo stesso come ricorso per cassazione, ex art. 568, comma quinto, c.p.p., e trasmettere gli atti al giudice di legittimità.

Perizia, potere discrezionale del giudice

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La perizia è mezzo di prova neutro ed è sottratta al potere dispositivo delle parti, che possono attuare il diritto alla prova anche attraverso proprie consulenze. La sua assunzione è pertanto rimessa al potere discrezionale del giudice e non è riconducibile al concetto di prova decisiva, con la conseguenza che il relativo diniego non è sanzionabile ai sensi dell’art. 606, comma 1, lettera d), c.p.p. e, in quanto giudizio di fatt, se  assistito da adeguata motivazione, è insindacabile in sede di legittimità, anche ai sensi dell’art. 606, comma 1, lett. e) c.p.p.
(Cass. Penale Sez. VI, 25 novembre – 30 dicembre 2008, n. 48379)

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