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Indagini e Udienza Preliminare

Indagini difensive: requisiti della richiesta di autorizzazione

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Sulla richiesta di autorizzazione del difensore all’assunzione di informazioni da persona detenuta ai sensi dell’art. 391-bis c.p.p., il giudice, senza sindacare il merito dell’atto istruttorio, ha un potere di valutazione del titolo di legittimazione, costituito non dal mero mandato difensivo, ma dall’indicazione dell’addebito per il quale si procede e dal legame della persona da sentire con il tema di indagine, in modo da consentire al giudice stesso, e prima ancora al pubblico ministero e al difensore della persona detenuta, di apprezzare l’esistenza di un interesse concreto, diretto ed attuale al compimento dell’atto.
(Cass. Penale Sez. 1^, sentenza 7 – 27 giugno 2019, n. 28216)

Messa alla prova e riqualificazione giuridica del fatto

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La Corte Costituzionale conferma l’orientamento di legittimità secondo il quale può essere concesso il beneficio della sospensione del processo con messa alla prova, sia direttamente in sede di udienza preliminare – previa riqualificazione del fatto contestato dal p.m. – e sia in esito al giudizio abbreviato.
(Corte Costituzionale, sentenza 3 aprile – 29 maggio 2019, n. 131)

Appropriazione indebita, procedibilità

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A seguito della modifica disposta dal d.lgs. 10 aprile 2018, n. 36, divenuto procedibile a querela di parte il delitto di appropriazione indebita aggravata ex art. 61 n.11 c.p., la remissione di querela nei processi in corso comporta l’obbligo di declaratoria di non procedibilità ai sensi dell’art. 129 c.p.p. – ove non ricorrano altre circostanze aggravanti ad effetto speciale.
(Cass. II^ Sez. Penale,  sentenza 8 novembre 2018 – 4 gennaio 2019, n. 225)

Corpo di reato: per il sequestro serve specifica motivazione

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Le Sezioni Unite della Corte di cassazione hanno affermato che il decreto di sequestro probatorio, così come l’eventuale decreto di convalida, anche qualora abbia ad oggetto cose costituenti corpo di reato, deve contenere una specifica motivazione in ordine alla finalità perseguita per l’accertamento dei fatti.
(Cass. Sezioni Unite Penali, sentenza 19 aprile – 27 luglio 2018, n. 36072)

Ritardata iscrizione nel registro 335: conseguenze

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Confermato il principio espresso dalle Sezioni Unite della Corte di Cassazione 40538/2009 secondo cui “in tema di iscrizione della notizia di reato nel registro di cui all’art. 335 c.p.p., il Pubblico Ministero, non appena riscontrata la corrispondenza di un fatto di cui abbia avuto notizia ad una fattispecie di reato, è tenuto a provvedere alla iscrizione della notitia criminis senza che possa configurarsi un suo potere discrezionale al riguardo. Ugualmente, una volta riscontrati, contestualmente o successivamente, elementi obiettivi di identificazione del soggetto cui il reato è attribuito, il pubblico ministero è tenuto a iscriverne il nome con altrettanta tempestività”
(Cass. Penale Sez. 5^, sentenza 4 luglio – 28 settembre 2017, n. 44909)

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