Giudizio

Processo in assenza e notificazioni

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L’art. 420bis, comma 2, c.p.p. indica i casi in cui, sul presupposto ovviamente della regolarità delle notifiche, in giudice in fase di costituzione delle parti, verificati gli avvisi, possa procedere al processo ritenendo che vi sia assenza “volontaria”.
Il fondamento del sistema è che la parte sia personalmente informata del contenuto dell’accusa e del giorno e luogo della udienza e, quindi, in necessaria applicazione dei principi sopra richiamati, il processo in assenza è ammesso solo quando sia raggiunta la certezza della conoscenza da parte dell’imputato.
Questa, del resto, è la ragione per la quale il sistema, introducendo la regola di certezza della conoscenza del processo, ha escluso il diritto “incondizionato” al nuovo giudizio di merito in favore del soggetto giudicato in assenza.

Esame testimoniale: domande suggestive vietate anche per il Giudice

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Il divieto di formulare domande che possano nuocere alla sincerità delle risposte, nel duplice senso delle domande “suggestive” – nel significato che il termine assume nel linguaggio giudiziario di domande che tendono a suggerire la risposta al teste, ovvero forniscono le informazioni necessarie per rispondere secondo quanto desiderato dall’esaminatore, anche attraverso una semplice conferma – e delle domande “nocive” – finalizzate a manipolare il teste, fuorviandone la memoria, poiche gli forniscono informazioni errate e falsi presupposti tali da minare la stessa genuinita della risposta – è espressamente previsto con riferimento alla parte che ha chiesto la citazione del teste, in quanto tale parte è ritenuta dal legislatore interessata a suggerire al teste risposte utili per la sua difesa. A maggior ragione, detto divieto deve applicarsi al Giudice al quale spetta il compito di assicurare, in ogni caso, la genuinità delle risposte.
(Cass. Penale Sez. IV, sentenza 6 febbraio – 19 maggio 2020, n. 15331)

Consenso all’acquisizione atti nel rito ordinario, disciplina

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La Suprema Corte ha affermato il principio di diritto secondo il quale la scelta della difesa di acconsentire all’acquisizione degli atti di indagine, finalizzata unicamente allo snellimento dell’attività processuale, non determina la sanatoria, ai sensi dell’art 183 cod. proc. pen., di eventuali nullità dell’atto e non fa venir meno il diritto di eccepirne l’inutilizzabilità.
(Cass. Sez. 4^ Penale, sentenza 16 gennaio – 5 febbraio 2020, n. 4896)

Atto di nomina: documentazione della data del conferimento

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Il difensore di fiducia, ove ne sia richiesto dall’autorità procedente, è tenuto a documentare la sua nomina esibendo:

  • la certificazione della nomina fatta all’autorità procedente con dichiarazione orale;
  • la copia della nomina recante l’attestazione dell’avvenuto deposito;
  • la copia della nomina, certificata conforme dallo stesso difensore, corredata dall’originale della ricevuta della raccomandata, rilasciata dal servizio postale.

Ciò è quanto emerge con chiarezza dal combinato disposto degli artt. 96 cod. proc. pen., 27 e 39 disp. att. cod. proc. pen.
(Cass. Sez. II Penale, sentenza 3 luglio – 2 agosto 2019, n. 35473)

Elezione di domicilio e notifiche presso il difensore

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Se il difensore di ufficio indicato come domiciliatario non accetta detta veste come consentito dal comma 4-bis dell’art. 162 cod. proc. pen. (come introdotto della legge n. 103 del 2017) e l’imputato non provvede ad effettuare una nuova e diversa elezione di domicilio, si deve procedere comunque mediante notifica allo stesso difensore ai sensi dell’art. 161, comma 4, cod. proc. pen., diversamente determinandosi una situazione di stallo non superabile.
(Cass. Penale Sez. II, sentenza 3 maggio – 25 giugno 2019)

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