Diritto Penale

Ingiusta detenzione e comportamento connivente

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In tema di riparazione per ingiusta detenzione, il comportamento passivo del connivente può integrare gli estremi della colpa grave ostativa al diritto alla liquidazione dell’indennità, qualora lo stesso risulti aver agevolato la consumazione del reato. (Nella specie la Corte ha ritenuto connotato da colpa graveil comportamento della moglie che viaggiava con il marito a bordo di un furgone nella consapevolezza della presenza nello stesso di armi ed esplosivi).
(Cass. Penale Sez. IV, 29 ottobre 2008, n. 40297)

La minaccia condizionata non costituisce reato

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Esclusa la sussistenza del reato di minacce, quando la minaccia è formulata con frase formulata “condizionatamente”.

Furto, destrezza

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Ciò che caratterizza la destrezza è la circostanza che l’agente si avvale di una sua particolare abilità (v. in questo senso Cass., sez. V, 23 marzo 2005 n. 15262, Gabriele, rv. 232140; sez. IV, 10 dicembre 2004 n. 10184, Illoni, rv. 230991) per distrarre la persona offesa, per indurla a prestare attenzione ad altre circostanze o, in sintesi, ad attenuare comunque la sua attenzione difensiva contro gli atti di impossessamento delle sue cose.
Questa interpretazione è accolta dalla giurisprudenza che ha più volte sottolineato come per ravvisare l’aggravante sia necessario comunque l’approfittamento di una qualunque situazione di tempo o di luogo idonea a sviare l’attenzione della persona offesa distogliendola dal controllo che normalmente viene esercitato sulla cosa al fine di garantirsene il possesso (v. Cass., sez. IV, 10 maggio 2007 n. 42672, Aspa, rv. 238296; sez. V, 10 ottobre 2005 n. 44018, rv. 232811; sez. V, 17 febbraio 2005 n. 12974, Russo, rv. 231123).
(Cass. Penale Sez. IV, sentenza 14 febbraio – 7 aprile 2009, n. 14492)

Reato continuato, accertamento del vincolo della continuazione

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Esclusa la sussistenza del vincolo della continuazione tra il reato di illecita detenzione di sostanza stupefacente e quello di detenzione abusiva di armi comuni da sparo.

Percosse al superiore in presenza di militari durante il pasto alla mensa di servizio

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Percosse e ingiurie al superiore in presenza di militari durante il pasto alla mensa di servizio: non sussiste  il reato di insubordinazione.
La frequenza della mensa in una caserma costituisce mera facoltà personale, non obbligo di servizio; la presenza di militari a mensa non concretizza una riunione per motivi di servizio; essa soltanto non è idonea a qualificare fatti di lesione o percosse in danno di inferiore o superiore – che in tale contesto abbiano luogo – come reati contro la disciplina militare.

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