Delitti e Contravvenzioni

L’abuso delle condizioni di inferiorità fisica o psichica nel reato di violenza sessuale

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Integra il reato di violenza sessuale di gruppo con abuso delle condizioni di inferiorità psichica o fisica, la condotta di coloro che inducano la persona offesa a subire atti sessuali in uno stato di infermità psichica determinato dall’assunzione volontaria da parte della stessa vittima di bevande alcooliche o stupefacenti, rilevando, ai fini della configurazione del reato, solo la condizione di inferiorità psichica o fisica della persona offesa, a prescindere di chi abbia cagionato detta condizione, ed essendo l’aggressione in sé all’altrui sfera sessuale connotata da modalità insidiose e subdole, anche se la parte offesa ha volontariamente assunto alcool e droghe.
(Cass. Penale Sez. III, sentenza 11 gennaio – 4 ottobre 2017, n. 45589)

Guida in stato di ebbrezza: quando il rifiuto di sottoporsi ad accertamenti non è reato

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Il reato di rifiuto di sottoporsi agli accertamenti alcoolimetrici (art. 186 C.d.S., comma 7) non è integrato laddove il conducente si oppone all’accompagnamento presso il più vicino Ufficio o Comando, non trattandosi di condotta tipizzata dal combinato disposto dei commi terzo e settimo di detto articolo.
Premesso che l’art. 186 C.d.S., comma 7 punisce il rifiuto del conducente di sottoporsi agli accertamenti di cui ai commi 3, 4 e 5, l’invito a seguire i Carabinieri non era riconducibile: a) nè al comma 3, in quanto i Carabinieri non possedevano l’etilometro; b) nè al comma 4, in quanto i militari non avevano invitato il B. presso il più vicino ufficio o comando. D’altra parte, il rifiuto opposto dal B. non era stato dallo stesso opposto ai sensi dell’art. 186, comma 5, in quanto di detto disposto difettava un fondamentale presupposto di operatività (ovvero l’accadimento di un incidente stradale).
In definitiva, il rifiuto del B. all’adempimento dell’obbligo di seguire i Carabinieri presso l’Ospedale, sito a molta distanza dal luogo del fatto (circa 10 km), non ha integrato la contravvenzione prevista dall’art. 186 C.d.S., comma 3.
(Cass. Penale Sez. IV, sentenza 12 luglio – 7 settembre 2017, n. 40758)

Delitto di tortura e istigazione alla tortura

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Sono stati introdotti nel codice penale il reato di tortura (art. 613-bis) e di istigazione alla tortura (art. 613-ter). La commissione del reato da parte del pubblico ufficiale o dell’incaricato di pubblico servizio costituisce una fattispecie aggravata del delitto di tortura. In particolare, l’articolo 613-bis c.p. punisce con la reclusione da 4 a 10 anni chiunque, con violenze o minacce gravi ovvero agendo con crudeltà, cagiona acute sofferenze fisiche o un verificabile trauma psichico a persona privata della libertà personale o affidata alla sua custodia, potestà, vigilanza, controllo, cura o assistenza ovvero che si trovi in situazione di minorata difesa, se il fatto è commesso con più condotte ovvero comporta un trattamento inumano e degradante per la dignità della persona.

Pronto Soccorso, quando il rifiuto di visitare è reato

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In tema di rifiuto di atti di ufficio, il carattere di urgenza dell’atto ricorre nel caso del medico in servizio di guardia che sia richiesto di prestare il proprio intervento da personale infermieristico e medico con insistenti sollecitazioni, non rilevando che il paziente non abbia corso alcun pericolo concreto per effetto della condotta omissiva.
(Cass. Sez. VI Penale, sentenza 5 luglio – 29 settembre, n. 40753)

Autoriciclaggio: condotte punibili

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Non costituisce l’elemento oggettivo del delitto di autoriciclaggio la condotta di versamento del profitto del furto su una carta prepagata intestata allo stesso autore del delitto presupposto, difettando la capacità di occultare la provenienza delittuosa del denaro oggetto del profitto.
(Cass. Penale Sez. II, sentenza 14 – 28 luglio 2016, n. 33074)

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