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Diritto Penale

Pedalata assistita e stato di ebbrezza

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L’applicazione della sanzione amministrativa accessoria della revoca della patente di guida, stante l’entrata in vigore dal 1 gennaio 2017 del Regolamento U.E. n. 168/2013, non si applica a tutti i mezzi a pedalata assistita, ma solo a quelli dotati di potenza superiore a 250 W (c.d. “cicli a propulsione”, con targa e per i quali è richiesta patente AM), mentre quelli di potenza pari o inferiore sono considerati velocipedi a tutti gli effetti ai sensi dell’art. 50 C.d.S.
(Cass. Penale Sez. IV, sentenza 27 febbraio – 22 maggio 2019, n. 2228)

Violazione della pubblica custodia di cose

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Agli effetti della specifica tutela penale offerta dall’art. 351 cod. pen. l’espressione “cosa mobile particolarmente custodita in un pubblico ufficio, o presso un pubblico ufficiale o un impiegato che presti un pubblico servizio” va intesa con riferimento all’interesse dell’amministrazione all’inviolabilità delle cose ufficialmente custodite e la particolarità della custodia non si riferisce quindi al luogo, alla forma, o tanto meno al modo più o meno diligente con cui essa viene esercitata, bensì alla natura della cosa ed alla sua destinazione, onde il reato sussiste anche se in pratica la custodia sia inadeguata o negligente o del tutto trascurata.
(Cass. Penale Sez. VI^, sentenza 20 dicembre 2018 – 10 aprile 2019, n. 15838)

Condanna in materia di stupefacenti e patente di guida: legittimo il diniego

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La Corte Costituzionale ha dichiarato l’infondatezza delle questioni di legittimità costituzionale dell’art. 120, comma 1, del d.lgs. 30 aprile 1992, n. 285 (Nuovo codice della strada) nella parte in cui esclude che possano conseguire la patente di guida le persone condannate per i reati in materia di stupefacenti, fatti salvi gli effetti dei provvedimenti riabilitativi.
(Corte Costituzionale, sentenza 9 aprile 2019, n. 80)

Manifestazioni sportive e prevenzione della violenza, disciplina

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E’ legittima l’imposizione dell’obbligo di duplice presentazione all’autorità di pubblica sicurezza, indipendentemente dalla distanza del luogo di competizione da quello di presentazione, in quanto la funzione dell’obbligo non è quella di impedire l’accesso ai luoghi dove si svolgono manifestazioni sportive, per la quale già soccorre la misura amministrativa del divieto di accesso, bensì di sottoporre a controllo persone ritenute pericolose e che potrebbero dare vita a condotte violente in concomitanza con manifestazioni sportive, anche lontano dai luoghi dove queste si svolgono.
(Cass. 3^ Sez. Penale, sentenza 8 novembre 2018 – 16 aprile 2019, 16521)

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