Penale d'impresa

Sezione a cura dell’Avv. Marcello Bertucci

Sicurezza sul lavoro: responsabilità del RSPP

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Il responsabile del servizio di prevenzione e protezione, che pure è privo dei poteri decisionali e di spesa (e quindi non può direttamente intervenire per rimuovere le situazioni di rischio), può essere rietenuto responsabile del verificarsi di un infortunio, ogni qualvolta questo sia oggettivamente riconducibile a una situazione pericolosa che egli avrebbe avuto l’obbligo di conoscere e segnalare, dovendosi presumere che alla segnalazione avrebbe fatto seguito l’adozione, da parte del datore di lavoro, delle necessarie iniziative idonee a neutralizzare detta situazione.
(Cass. penale, sez. IV, sentenza 21 dicembre 2010 – 27 gennaio 2011, n. 2814)

Sicurezza sul lavoro, condotta abnorme del lavoratore

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La condotta del lavoratore imprudente ed abnorme ai fini causali esclude la responsabilità del datore di lavoro, anche quando sia stata posta in essere dal lavoratore nell’ambito delle proprie mansioni, purché consista in qualcosa radicalmente, ontologicamente, lontano dalle ipotizzabili e, quindi, prevedibili, imprudenti scelte del lo stesso nella esecuzione del lavoro (fonte: Diritto Penale dell’Economia – Rivista on line)

Reati societari, impedito controllo di gestione

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Il reato di impedito controllo della gestione sociale di cui all’art. 2625, comma 2, c.c. nella formulazione introdotta con la riforma dei reati societari (D.L.vo n. 61/2002) configura un reato di pericolo in cui la condotta è costituita dall’occultamento documentale che impedisca – o comunque ostacoli – l’attività di controllo legalmente attribuita ai soci. Altre condotte non tipicamente corrispondenti a quelle testualmente descritte non possono essere assimilate in via analogica. Trattasi di reato plurioffensivo nel quale, a causa della sua struttura di base come illecito amministrativo (art. 2625, comma 1, c.c.) i profili psicologici del fatto perdono rilevanza e interesse

Sicurezza sul lavoro, condotta “abnorme” del lavoratore

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Il Tribunale di Civitavecchia, manda assolto il datore di lavoro con la formula “perchè il fatto non sussite”, imputato in ordine al decesso del lavoratore avvenuto in seguito a caduta dal cestello di una piattaforma aerea, all’interno del quale i due stavano operatando unitamente, sulla scorta della seguente motivazione:
“… la caduta del V. dal cestello non può spiegarsi altrimenti, che con uno sganciamento volontario, avuto riguardo all’accertato utilizzo dei dispositivi di sicurezza, verificati come funzionanti (cfr. risultanze della verifica effettuata dall’ispettore del lavoro); e d’altronde, un’iniziativa siffatta appare pienamente compatibile con il ruolo di fatto paritario tra i due uomini saliti sulla piattaforma, in coerenza con le funzioni svolte all’interno della ditta P. dal predetto lavoratore.
Orbene, stando così le cose, deve ritenersi che la condotta tenuta nell’occasione dal lavoratore, per i profili quantomeno di dubbio sussistenti in ordine alla sua abnormità, abbia spezzato il nesso causale tra gli eventuali profili di colpa – quand’anche riscostruibili in capo al datore di lavoro – e l’evento mortale.

Sicurezza sul lavoro, il “precedente” Thyssenkrupp

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Confermata la sentenza di condanna per l’incendio colposo verificatosi il 24.3.2002, presso lo stabilimento Thyssenkrupp di Torino. All’epoca non vi furono né morti né feriti, ma a distanza di qualche anno (6.12.2007), si verificò un nuovo incendio presso il medesimo stabilimento e questa volta persero la vita sette operai. Il processo, per questo secondo episodio, è attualmentre in corso innanzi la Corte di Assise di Torino (è la prima volta che una Corte di Assise è chiamata a giudicare fatti concernenti la sicurezza sul lavoro e ciò è dovuto alla imputazione del reato di omicidio volontario – con dolo eventuale – mossa nei confronti dell’Amministratore delegato dell’azienda).

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