Penale d'impresa

Sezione a cura dell’Avv. Marcello Bertucci

Reati ambientali: requisiti della delega di funzioni

Download PDF

In materia di reati ambientali, poichè la legge costituisce la persona giuridica direttamente responsabile della gestione del ciclo del rifiuto da essa trattato, per attribuirsi rilevanza penale all’istituto della delega di funzioni, è necessaria la compresenza di precisi requisiti: a) la delega deve essere puntuale ed espressa, con esclusione in capo al delegante di poteri residuali di tipo discrezionale; b) il delegato deve essere tecnicamente idoneo e professionalmente qualificato per lo svolgimento del compito affidatogli; c) la delega deve riguardare non solo le funzioni ma anche i correlativi poteri decisionali e di spesa; d) l’esistenza della delega deve essere giudizialmente provata in modo certo.
La mancanza di deleghe di funzioni è fatto che di per sè prova la mancanza di un efficace modello organizzativo adeguato a prevenire la consumazione di reati ambientali da parte dei vertici societari.
(Cass. Penale Sez. III, sentenza 12 gennaio – 24 febbraio 2017, n. 9132)

Comportamento eccentrico del lavoratore: interruzione del nesso causale

Download PDF

Ai fini dell’apprezzamento dell’eventuale interruzione del nesso causale tra la condotta e l’evento (art. 41 c.p., comma 2), il comportamento del lavoratore può avere valenza “interruttiva” non perchè “eccezionale”, ma perchè “eccentrico rispetto al rischio” che il garante è chiamato a governare: in effetti, tale eccentricità potrà rendere in qualche caso (ma non necessariamente) statisticamente eccezionale il comportamento, ma ciò è una conseguenza accidentale, In quanto l’effetto interruttivo può e deve essere individuato in qualsiasi circostanza che introduca un rischio nuovo o comunque radicalmente esorbitante rispetto a quelli che, appunto, il garante è chiamato a governare.
(Cass. Pen. Sez. IV,  sentenza 1 giugno – 8 luglio 2016, n. 28568)

Sicurezza sul lavoro: autoresponsabilità del lavoratore

Download PDF

Le tendenze giurisprudenziali si dirigono verso una maggiore considerazione della responsabilità del lavoratore (c.d.” principio di autoresponsabilità del lavoratore”): il datore di lavoro non ha più l’obbligo di vigilanza assoluta rispetto al lavoratore, come in passato, ma una volta che ha fornito tutti i mezzi idonei alla prevenzione ed ha adempiuto a tutte le obbligazioni proprie della sua posizione di garanzia, egli non risponderà dell’evento derivante da una condotta imprevedibilmente colposa del lavoratore.

Mobbing: configurabilità del reato ex art. 572 c.p.

Download PDF

Il delitto di cui all’art. 572 c.p. non è configurabile, anche in presenza di una chiaro fenomeno di mobbing lavorativo, laddove i fatti si siano verificati nell’ambito di una realtà aziendale sufficientemente articolata e complessa, in cui non è ravvisabile quella stretta ed intensa relazione diretta tra datore di lavoro e dipendente, che determina una comunanza di vita assimilabile a quella del consorzio familiare.
(Nel caso di specie, la Corte, pur escludendo il reato di cui all’art. 572 c.p., ha evidenziato come i giudici di merito avrebbero potuto riconoscere la sussistenza di altri reati, pure configurabili a carico degli imputati, loro addebitati in fatto, quali quelli di lesioni personali gravi, di minaccia, di ingiuria e di violenza privata, eventualmente aggravati dall’abuso di relazioni d’ufficio o di prestazione di opera)
(Cass. Sezione VI Penale, 5-20 marzo 2014, n. 13088)

D.lgs. 231/2001: vantaggio fortuito per l’ente

Download PDF

La Suprema Corte ha annullato la sentenza della Corte di Appello che, giudicando su rinvio della Quinta sezione, ha omesso di verificare se ricorreva l’interesse dell’ente nella commissione del mendacio e in quali termini si prospettasse detto interesse coinvolgente la responsabilità della società. In questo caso, rileva la Corte, l’interesse dell’ente – diverso dal vantaggio che costituisce una sorta di variabile causale- ricorrerebbe nei termini posti dall’art.5, comma 2, d.lgs 231 (che ne esclude la responsabilità se le persone indicate nel comma 1 hanno agito nell’interesse esclusivo proprio o di terzi), circostanza questa che farebbe venir meno lo schema di immedesimazione organica, ragion per cui l’illecito commesso, pur tornando di fatto a vantaggio dell’ente, non potrebbe più ritenersi come fatto suo proprio. Si tratterebbe, quindi, di un vantaggio “fortuito” in quanto non attribuibile alla volontà dell’ente.
(Cass. pen. sez. I, sentenza 26 giugno – 29 ottobre 2015 n. 43689)

SOCIAL

397FollowersFollow
1,993FollowersFollow
654SubscribersSubscribe

DA LEGGERE

TWITTER

E’ stato pubblicato il bando per la selezione di 60 tirocinanti presso le Sezioni civili e penali della Suprema Corte di Cassazione - https://t.co/Im41mwoevY

A furia di vaffa, dito medio, calunnie e turpiloquio, l' Italia è diventata ultrà: un paese in curva-sud dove la sconfitta è sempre immeritata e c' è sempre qualcuno con cui prendersela - https://t.co/3tV6gCXYeX