Penale d'impresa

Sezione a cura dell’Avv. Marcello Bertucci

Sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte: obblighi motivazionali

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Ai fini della commissione del reato di sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte attuato mediante l’utilizzo di un fondo patrimoniale costituito ex art. 167 cod. civ., per fare fronte ai bisogni della famiglia, è necessario accertare, ai fini della sussistenza del reato, che nell’operazione posta in essere sussistano gli elementi costitutivi della sottrazione fraudolenta. Il processo di merito deve, dunque, individuare quali siano gli aspetti dell’operazione economica che dimostrino la strumentalizzazione della causa tipica negoziale allo scopo di evitare il pagamento del debito tributario.
In tali casi, non è ipotizzabile una sostanziale inversione dell’onere della prova, sul solo presupposto che la creazione del patrimonio separato rappresenti di per sé l’elemento materiale della sottrazione del patrimonio del debitore.
(Cass. Sezione III Penale, 12.4.17-17.10.17, n. 47827)

Sicurezza sul lavoro: concorso di colpa del lavoratore

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Se l’imputazione a carico del datore di lavoro è incentrata sull’inosservanza del dovere di esigere dal lavoratore che costui indossasse le cinture di sicurezza (art.71, co.4 n.1, d.lgs. 81/2008), è contraddittorio ritenere esente da responsabilità il lavoratore nella causazione del sinistro, ravvisandosi un concorso di colpa da parte di quest’ultimo che non le indossò nonostante le stesse fossero nella sua disponibilità. La Suprema Corte, pur rigettano il ricorso agli effetti penali, ha annullato la sentenza limitatamente all’incidenza del comportamento della persona offesa agli effetti risarcitori, con rinvio per nuovo esame al giudice civile competente per valore in grado di appello.
(Cass., Sez. IV, sentenza 16 maggio – 15 settembre 2017, n. 42288)

Fatture per operazioni inesistenti: sequestro preventivo

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In materia di emissione di fatture per operazioni inesistenti, il sequestro preventivo, finalizzato alla confisca per equivalente non può essere disposto sui beni dell’emittente per il valore corrispondente al profitto conseguito dall’utilizzatore delle fatture medesime, poichè il regime derogatorio previsto dal D.Lgs. n. 74 del 2000, art. 9 – escludendo la configurabilità del concorso reciproco tra chi emette le fatture e chi se ne avvale – impedisce l’applicazione in questo caso del principio solidaristico, valido nei soli casi di illecito plurisoggettivo. Il sequestro preventivo, astrattamente consentito dalla L. n. 244 del 2007, art. 143, nei confronti dell’emittente le fatture per operazioni inesistenti deve essere relativo al solo profitto (prezzo del reato) per il reato di emissione di fatture per operazioni inesistenti, da dimostrarsi in sede di sequestro relativamente a qualsiasi utilità economica valutabile ed immediatamente o indirettamente derivante dalla commissione del reato.
(Cass. Sezione III Penale, 5 maggio – 18 ottobre 2016, n. 43952)

Infortuni sul lavoro: tenuità del fatto ex art. 131 bis c.p.

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In materia di lesioni derivanti da infortunio sul lavoro non possono di per sè ritenersi fattori impeditivi al riconoscimento della causa di non punibilità del fatto di particolare tenuità l’ambito lavoristico in cui si è realizzato l’infortunio, con inosservanza di specifiche regole cautelari o il fatto che il legislatore abbia inteso definire “gravi” il tipo di lesioni derivate al lavoratore in conseguenza dell’infortunio.
(Cass. Penale Sez. IV, 24 gennaio – 5 aprile 2017, n. 17163)

La Corte di Cassazione, nel rigettare il ricorso del Procuratore Generale, ha chiarito che il Giudice per poter valutare la concedibilità della causa di non punibilità prevista dall’art. 131 bis c.p., oltre ai requisiti previsti dalla norma, deve anche considerare le disattenzioni messe in atto dal lavoratore che hanno contribuito al verificarsi dell’evento. Tali condotte da un lato valgono a ridurre il grado di antidoverosità della condotta del datore di lavoro, dall’altra concorrono a mitigare i profili di offensività attribuibili alla di lui condotta omissiva.

Reati ambientali: requisiti della delega di funzioni

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In materia di reati ambientali, poichè la legge costituisce la persona giuridica direttamente responsabile della gestione del ciclo del rifiuto da essa trattato, per attribuirsi rilevanza penale all’istituto della delega di funzioni, è necessaria la compresenza di precisi requisiti: a) la delega deve essere puntuale ed espressa, con esclusione in capo al delegante di poteri residuali di tipo discrezionale; b) il delegato deve essere tecnicamente idoneo e professionalmente qualificato per lo svolgimento del compito affidatogli; c) la delega deve riguardare non solo le funzioni ma anche i correlativi poteri decisionali e di spesa; d) l’esistenza della delega deve essere giudizialmente provata in modo certo.
La mancanza di deleghe di funzioni è fatto che di per sè prova la mancanza di un efficace modello organizzativo adeguato a prevenire la consumazione di reati ambientali da parte dei vertici societari.
(Cass. Penale Sez. III, sentenza 12 gennaio – 24 febbraio 2017, n. 9132)

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La prima cosa da fare è sospendere ogni forma di giudizio e considerare l’individuo nella sua interezza, partendo dalla storia di vita, dal ruolo sociale svolto, dalle emozioni e dal malessere, per poi procedere con la diagnosi e la terapia, evitando stigmatizzazioni inutili.

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