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Penale d'impresa

Sezione a cura dell’Avv. Marcello Bertucci

Autoriciclaggio: no al concorso per l’extraneus

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Nel rispetto della ratio che ha ispirato l’inserimento nel codice penale dell’art. 648-ter.1 c.p., il soggetto il quale, non avendo concorso nel delitto presupposto non colposo, ponga in essere la condotta tipica di autoriciclaggio, o comunque contribuisca alla realizzazione da parte dell’intraneus delle condotte tipizzate dall’art. 648-ter.1 c.p., continua a rispondere del reato di riciclaggio ex art. 648-bis c.p. (ovvero, ricorrendone i presupposti, di quello contemplato dall’art. 648-ter c.p.) e non di concorso (a seconda dei casi, ex artt. 110 o 117 c.p.) nel meno grave delitto di autoriciclaggio ex art. 648-ter.1 c.p.. Nel predetto caso, soltanto l’intraneus risponderà del delitto di autoriciclaggio.
(nel caso di specie si era in presenza di una commercialista che giovandosi del c.d. scudo fiscale aveva posto in essere una serie di operazioni commerciali, finanziarie e societarie, per consentire di far rientrare in Italia somme considerevoli e di provenienza illecita di un proprio assistito).
(Cass. Sezione II Penale, 17 gennaio – 18 aprile 2018, n. 17235)

Whistleblowing: limiti al diritto all’anonimato

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La norma dettata dal D.Lgs. 30 marzo 2001, n. 165, art. 54 bis – nella formulazione vigente prima della riforma del 2017 – è esplicita nel significare che l’anonimato del denunciante – che, in realtà, è solo riserbo sulle generalità, salvo ovviamente il consenso dell’interessato alla loro divulgazione – opera unicamente in ambito disciplinare. Ne consegue – nè potrebbe essere diversamente – che, in caso di utilizzo della segnalazione in ambito penale, non vi è alcuno spazio per l’anonimato.
Tale conclusione trova ancor più tangibile riscontro nella recentissima modifica del detto art. 54 bis di cui alla L. 30 novembre 2017, n. 179, ove, con disciplina più puntuale, coerentemente alla perseguita finalità di apprestare un’efficace tutela del dipendente pubblico che riveli illeciti, è precisato espressamente che, “nell’ambito del procedimento penale, l’identità del segnalante è coperta dal segreto nei modi e nei limiti previsti dall’art. 329 c.p.p.”.
(Cass. Sezione VI Penale, 31 gennaio 2018 – 27 febbraio 2018, n. 9047)

Infortunio sul lavoro: criteri di attribuzione della responsabilità

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Ai fini dell’attribuzione della penale responsabilità per infortunio sul lavoro, non hanno alcun rilevo né la posizione del lavoratore vittima dell’incidente (nel caso di specie dipendente di una ditta appaltatrice e non della ditta dell’imputato), nè le mansioni svolte da tale dipendente posto che l’osservanza degli obblighi di sicurezza imposti normativamente prescinde dalla qualità di lavoratore subordinato dell’infortunato, potendo la parte lesa essere anche del tutto estranea al ciclo produttivo o dal mondo imprenditoriale, purchè frequenti l’azienda per motivi collegati in qualunque modo all’attività della stessa.
(Cass. Sezione IV Penale, 15 novembre 2017, n. 52129)

Sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte: obblighi motivazionali

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Ai fini della commissione del reato di sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte attuato mediante l’utilizzo di un fondo patrimoniale costituito ex art. 167 cod. civ., per fare fronte ai bisogni della famiglia, è necessario accertare, ai fini della sussistenza del reato, che nell’operazione posta in essere sussistano gli elementi costitutivi della sottrazione fraudolenta. Il processo di merito deve, dunque, individuare quali siano gli aspetti dell’operazione economica che dimostrino la strumentalizzazione della causa tipica negoziale allo scopo di evitare il pagamento del debito tributario.
In tali casi, non è ipotizzabile una sostanziale inversione dell’onere della prova, sul solo presupposto che la creazione del patrimonio separato rappresenti di per sé l’elemento materiale della sottrazione del patrimonio del debitore.
(Cass. Sezione III Penale, 12.4.17-17.10.17, n. 47827)

Sicurezza sul lavoro: concorso di colpa del lavoratore

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Se l’imputazione a carico del datore di lavoro è incentrata sull’inosservanza del dovere di esigere dal lavoratore che costui indossasse le cinture di sicurezza (art.71, co.4 n.1, d.lgs. 81/2008), è contraddittorio ritenere esente da responsabilità il lavoratore nella causazione del sinistro, ravvisandosi un concorso di colpa da parte di quest’ultimo che non le indossò nonostante le stesse fossero nella sua disponibilità. La Suprema Corte, pur rigettano il ricorso agli effetti penali, ha annullato la sentenza limitatamente all’incidenza del comportamento della persona offesa agli effetti risarcitori, con rinvio per nuovo esame al giudice civile competente per valore in grado di appello.
(Cass., Sez. IV, sentenza 16 maggio – 15 settembre 2017, n. 42288)

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