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Termini per impugnare: computo

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Il termine per il deposito del gravame inizia a decorrere dallo stesso giorno previsto per la scadenza del deposito delle motivazioni della sentenza e non dal giorno successivo, in quanto la regola generale prevista dall’art.172, co.4, c.p.p. del dies a quo non computatur trova applicazione solo nel termine per il deposito della sentenza e non nel calcolo dei termini per impugnare. (La Suprema Corte ha ritenuto superato un precedente orientamento di senso contrario – Cass. Sez.3, n.1191 del 8.11.2007 – ritenendolo superato a seguito dell’intervento delle Sez.Un. 155 del 29.09.2011)
(Cass. Penale Sez. 3^, sentenza 23 febbraio – 28 aprile 2016 n. 17416)

Sequestro probatorio: omessa motivazione, conseguenze

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Il sequestro probatorio mira ad assicurare al procedimento quelle res necessarie per l’accertamento dei fatti. Ciò posto, anche nel caso in cui il sequestro probatorio abbia ad oggetto res qualificabili come corpo del reato e/o pertinenti al reato, il pubblico ministero è tenuto a specificare le finalità probatorie che intende garantire attraverso il mantenimento del sequestro medesimo.

Trattamento illecito di dati personali

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La fattispecie di reato disciplinata dall’art. 167, secondo comma, del Codice in materia di protezione dei dati personale (d.lgs. n. 196/2003) si configura quando la divulgazione per finalità giornalistiche di dati personali (diversi da quelli sensibili e giudiziari), viene effettuata, senza il consenso dell’interessato, in violazione dei limiti del diritto di cronaca e della essenzialità dell’informazione ovvero dei principi stabiliti dal Codice deontologico adottato dall’ordine professionale, cui deve riconoscersi natura di fonte normativa.
(G.I.P. Cosenza, decreto di archiviazione 15 aprile 2016, in proc. penale n. 7568/15 NR)

Depenalizzazione: prime indicazioni operative

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L’Ufficio del Procuratore della Repubblica di Trento, dott. Giuseppe Amato, diffonde le prime indicazioni operative in materia di “depenalizzazione”.

D.lgs. 231/2001: vantaggio fortuito per l’ente

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La Suprema Corte ha annullato la sentenza della Corte di Appello che, giudicando su rinvio della Quinta sezione, ha omesso di verificare se ricorreva l’interesse dell’ente nella commissione del mendacio e in quali termini si prospettasse detto interesse coinvolgente la responsabilità della società. In questo caso, rileva la Corte, l’interesse dell’ente – diverso dal vantaggio che costituisce una sorta di variabile causale- ricorrerebbe nei termini posti dall’art.5, comma 2, d.lgs 231 (che ne esclude la responsabilità se le persone indicate nel comma 1 hanno agito nell’interesse esclusivo proprio o di terzi), circostanza questa che farebbe venir meno lo schema di immedesimazione organica, ragion per cui l’illecito commesso, pur tornando di fatto a vantaggio dell’ente, non potrebbe più ritenersi come fatto suo proprio. Si tratterebbe, quindi, di un vantaggio “fortuito” in quanto non attribuibile alla volontà dell’ente.
(Cass. pen. sez. I, sentenza 26 giugno – 29 ottobre 2015 n. 43689)

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