153

L’individuo sottoposto a misura cautelare di tipo custodiale deve ritenersi titolato, in costanza di restrizione, del potere immediato di agire innanzi al Tribunale di Sorveglianza, ai sensi dell’art.35 ter ord. pen., per la detenzione patita in condizioni di contrasto con la previsione dell’art.3 CEDU, non potendosi ritenere ostativa a tal fine la condizione di giudicabile. La previsione del secondo comma secondo periodo, dell’art.35 ter o.p. va letta in una interpretazione costituzionalmente orientata, come l’introduzione di un rimedio pecuniario “alternativo” in tutte le ipotesi in cui, in presenza del “trattamento non conforme ” non vi sia la possibilità per il Magistrato di Sorveglianza di operare una immediata riduzione della pena.

Cass. sez. 1, n. 35122 del 14.06.2017 (dep. 17.07.2017)

361

E’ costituzionalmente illegittimo l’art. 47-quinquies, comma 1-bis, della legge 26 luglio 1975, n. 354 (Norme sull’ordinamento penitenziario e sulla esecuzione delle misure privative e limitative della libertà), nella parte in cui esclude le madri condannate per un delitto indicato nell’art. 4-bis della legge n. 354 del 1975, dalla possibilità di espiare, sin dall’inizio, la pena detentiva secondo modalità agevolate, anche nella propria abitazione o in altro luogo di privata dimora, di cura, assistenza o accoglienza, purché non sussista un concreto pericolo di commissione di ulteriori delitti o di fuga.

599

Il principio di immutabilità del giudice trova applicazione anche nel procedimento di sorveglianza e comporta che la decisione sia assunta dallo stesso giudice che ha provveduto alla trattazione, ma non impedisce che possano essere utilizzati gli atti acquisiti in precedenza davanti altro giudice, nel caso in cui le parti presenti non si siano opposte né abbiano esplicitamente richiesto di rinnovare la trattazione.
(Cass. Penale Sez. 1, sentenza 5 – 26 aprile 2016 n. 17146)

616

Contro il provvedimento del Tribunale di sorveglianza, attinente alla valutazione dell’esito dell’affidamento in prova al servizio sociale, è esperibile opposizione davanti allo stesso Tribunale, che decide con le garanzie del contraddittorio camerale di cui all’art. 666 c.p.p. con la conseguenza che quando è invece proposto ricorso per cassazione, lo stesso, in forza del principio di conservazione delle impugnazioni, deve essere qualificato come opposizione e gli atti vanno trasmessi al giudice competente.
(Cass. Penale Sezione Prima, sentenza 22 giugno – 13 settembre 2016, n. 38048)

Testo integrale provvedimento

3203

La misura di cui all’ art. 47-ter, comma 1, lett. c), Ord. Pen. può essere disposta, in luogo del rinvio dell’esecuzione della pena, se le condizioni di salute, pur particolarmente gravi, non presentino le suddette caratteristiche di sofferenza o di prognosi infausta e richiedano i contatti con gli indicati presidi sanitari, e il condannato, malgrado il suo stato di salute, sia in grado di partecipare consapevolmente a un processo rieducativo, che si attua attraverso i previsti interventi obbligatori del servizio sociale, e presenti un livello di pericolosità sociale che faccia ritenere ancora necessario un controllo da parte dello Stato.
(Cass. Sezione I Penale, 9.7.15-1.4.16, n. 13211)

823

Non costituisce motivo grave che, se accertato, può legittimare la concessione di permesso al detenuto a norma dell’art. 30 della L. 26 luglio 1975, n. 354,  la necessità di trascorrere un breve periodo di tempo con il coniuge, al fine di consumare il matrimonio celebrato in carcere da parte di detenuto che non si trovi ancora nelle condizioni di poter beneficiare del permesso premio ai sensi del successivo art. 30-ter.
(Cass. Sezione I Penale, 29 settembre 2015 – 12 gennaio 2016, n. 882)

633

Ai fini del riconoscimento della remissione del debito per spese di giustizia e di mantenimento in carcere, il requisito delle disagiate condizioni economiche richiesto sia dall’abrogata L. n. 354 del 1975, art. 56, che dal vigente D.P.R. n. 115 del 2002, art. 6, è integrato non solo quando il soggetto si trovi in stato di indigenza, ma anche quando l’adempimento del debito comporti un serio e considerevole squilibrio del suo bilancio domestico, tale da precludere il soddisfacimento di elementari esigenze vitali e compromettere quindi il recupero ed il reinserimento sociale
(Cass. Sezione I Penale, 17 giugno – 8 settembre 2014, n. 37275)

280

Con la lettera circolare n. 366755 del 2 novembre 2015, il D.A.P. fornisce le indicazioni in merito all’utilizzo di Internet da parte dei detenuti
Si evidenzia, per quel concerne i rapporti con i familiari, l’invito rivolto ai Direttori degli Istituti di Pena ad implementare l’utilizzo del sistema di comunicazione via Skype o, ove ritenuto di maggior garanzia per le esigenze di sicurezza, la piattaforma Microsoft Lync.

289

Le ordinanze di rigetto delle istanze di ricovero in ospedale, avanzate ex art. 11 della legge. n. 354 del 1975, non sono soggette al reclamo giurisdizionale di cui all’art. 35-bis della legge. n. 354 del 1975, (aggiunto dall’art. 3, comma primo, lett. b, del D.L. n. 146 del 2013, conv. dalla legge. n. 10 del 2014), in quanto si tratta di provvedimenti a carattere amministrativo, inerenti alle modalità della detenzione, ma che non incidono sulla libertà personale del soggetto.
(Cass. pen. sez. I, sentenza 7 aprile – 23 luglio 2015, n. 32470)

853

E’ inammissibile l’istanza ex art. 35 ter O.P. che non indichi i periodi di detenzione lesivi della dignità umana, le carceri ove si è patita tale illegittima detenzione nonché le specifiche condizioni detentive in relazione ai quali si deduce un trattamento penitenziario subito in violazione dell’art. 3 CEDU.
(Cass. Sezione I Penale, 13 maggio – 27 maggio 2015, n. 22164)

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