L’attività di demolizione edifici (o strade) non può essere definita un “processo di produzione” quale quello indicato dall’art. 184 bis, comma 1, lett. a), d.lgs. 3 aprile 2006, n. 152, con la conseguenza che i materiali che ne derivano vanno qualificati come rifiuti e non come sottoprodotti. Di fatti, il sottoprodotto deve “trarre origine” – quindi provenire direttamente – da un “processo di produzione”, dunque da un’attività chiaramente finalizzata alla realizzazione di un qualcosa ottenuto attraverso la lavorazione o la trasformazione di altri materiali, sebbene una simile descrizione non possa ritenersi esaustiva, in considerazione delle molteplici possibilità offerte dalla tecnologia.
(Cass. Sezione 3^ Penale, sentenza 18 gennaio – 23 febbraio 2018, n. 8848)

Il Giudice Tutelare di Roma con un interessante provvedimento, caratterizzato dalla peculiarità della fattispecie (al momento della domanda di autorizzazione al rilascio dei documenti validi per l’espatrio, questi esistevano ed erano trattenuti da un genitore) ha statuito che il “trattenimento” da parte di un genitore va inteso come revoca del consenso per l’espatrio e, ritenuta la propria competenza in base alla disciplina dettata dalla legge 1185/1967, ha autorizzato le Autorità di P.S. al rilascio dei nuovi passaporti con annullamento di quelli trattenuti dal coniuge dissenziente.
(Tribunale Ordinario di Roma, Ufficio del Giudice Tutelare, decreto 5-6 luglio 2017, n. 8797)

La fattispecie di reato disciplinata dall’art. 167, secondo comma, del Codice in materia di protezione dei dati personale (d.lgs. n. 196/2003) si configura quando la divulgazione per finalità giornalistiche di dati personali (diversi da quelli sensibili e giudiziari), viene effettuata, senza il consenso dell’interessato, in violazione dei limiti del diritto di cronaca e della essenzialità dell’informazione ovvero dei principi stabiliti dal Codice deontologico adottato dall’ordine professionale, cui deve riconoscersi natura di fonte normativa.
(G.I.P. Cosenza, decreto di archiviazione 15 aprile 2016, in proc. penale n. 7568/15 NR)

La punibilità per la coltivazione non autorizzata di piante da cui sono estraibili sostanze stupefacenti va esclusa allorchè il giudice ne accerti l’inoffensività in concreto, dovendosi per tale ritenersi la condotta che sia così trascurabile da rendere sostanzialmente irrilevante l’aumento di disponibilità di droga e non prospettabile alcun pericolo di ulteriore diffusione di essa.
Ai fini della necessaria verifica in concreto della offensività della contestata condotta di coltivazione, non è sufficiente considerare il solo dato quantitativo di principio attivo ricavabile dalle singole piante, in relazione al loro grado di maturazione, dovendosi esaminare anche quale sia l’estensione della coltivazione, il livello di strutturazione di tale coltivazione al fine di verificare se da essa possa o meno derivare una produzione di sostanza stupefacente esulante rispetto all’autoconsumo ma potenzialmente idonea ad incrementare il mercato.
(Cass. Sezione III Penale, 27.3.15-2.11.2015, n. 43986)

2114

La causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto può essere applicata ad entrambe le ipotesi di reato di cui all’art. 186/2, lett. b) e c), CdS. restando ferma la sanzione amministrativa della sospensione della petente di guida che dovrà, comunque, essere comminata dal Giudice penale.
(Cass. Sezione IV Penale, 9 settembre – 2 novembre 2015, n. 44132)

Il G.I.P. presso il Tribunale Ordinario di Roma, ha fatto piena luce sul quadro normativo vigente in materia di D.A.SPO. (divieto di accedere alle manifestazione sportive) risultante dalla combinazione del provvedimento legislativo d’urgenza e del successivo atto di conversione (D.L. 22/08/2014 n. 119, convertito dalla legge 17/10/2014 n.146): l’imposizione della prescrizione di cui al comma 2 dell’art. 6 della legge 401/1989 (obbligo di presentarsi presso l’ufficio di P.G. in concomitanza con le partite disputate dalla squadra) si applica ai “recidivi” amministrativi nella misura da 5 ad 8 anni solo se la condotta è di gruppo, altrimenti vale la forbice “classica” che va da 1 a 5 anni.
(Tribunale di Roma, GIP Dott. A. ARTURI, ordinanza 22 ottobre 2015)

In caso di estinzione del reato di guida in stato di ebbrezza per messa alla prova ex art. 168 bis cod. pen., il giudice penale non può applicare la sanzione amministrativa accessoria della sospensione della patente di guida, che è invece rimessa alla competenza del Prefetto ai sensi dell’art. 224 C.d.S.
(Cass. Penela Sez. IV, sentenza 17 settembre – 5 ottobre, n. 40069)

La revoca della patente di guida, prevista come obbligatoria per l’ipotesi aggravata in cui il conducente in stato di ebrezza abbia causato un incidente stradale, deve essere disposta anche nel caso in cui, all’esito del giudizio di bilanciamento, sia stata riconosciuta l’equivalenza ovvero la prevalenza delle circostanze attenuanti generiche. Invero, le sanzioni amministrative accessorie della sospensione e della revoca della patente, sono sanzioni che si giustificano diversamente da quelle penali, poiché svolgono una funzione riparatoria dell’interesse pubblico violato diretta a dare una risposta efficace, non solo repressiva ma anche preventiva, rispetto a fatti plurioffensivi, ovvero dotati di una particolare pericolosità per la convivenza sociale e per gli interessi pubblici
(Cass. Sezione IV penale, 6 febbraio – 2 marzo 2015, n. 9170)

SOCIAL

2,635FansLike
397FollowersFollow
1,681FollowersFollow
583SubscribersSubscribe

ULTIMI INSERIMENTI