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In attesa che le Sezioni Unite si esprimano sul contrasto se la causa di non punibilità operi anche in ipotesi di colpa grave del sanitario, alleghiamo una delle ultime pronunce della Suprema Corte che ha ritenuto il secondo comma dell’art. 590 sexies cod. pen., introdotto dalla legge 8 marzo 2017, n. 24 (c.d. legge Gelli-Bianco), norma più favorevole rispetto all’art. 3, comma 1, d.l. 13 settembre 2012, n. 158 (c.d. legge Balduzzi); ciò in quanto la nuova formulazione dell’art.590 sexies cod. pen prevede una causa di non punibilità dell’esercente la professione sanitaria collocata al di fuori dell’area di operatività della colpevolezza, operante – ricorrendo le condizioni previste dalla disposizione normativa (rispetto delle linee guida o, in mancanza, delle buone pratiche clinico-assistenziali, adeguate alla specificità del caso) – nel solo caso di imperizia e indipendentemente dal grado della colpa, essendo compatibile il rispetto delle linee guida e delle buone pratiche con la condotta (anche gravemente) imperita nell’applicazione delle stesse.
(Cass. Penale, Sez. 4^, sentenza  19-31 ottobre 2017, n. 50078)

Così come il difensore dell’imputato ammesso al gratuito patrocinio ha diritto al rimborso degli onorari e delle spese anche in caso di condanna, analogamente il difensore della parte civile ha diritto al compenso anche in caso di rigetto della domanda risarcitoria, non potendo il principio della soccombenza operare tra soggetti, lo Stato e la persona ammessa al gratuito patrocinio, che non sono parti contrapposte di un giudizio.

Integra il reato di violenza sessuale di gruppo con abuso delle condizioni di inferiorità psichica o fisica, la condotta di coloro che inducano la persona offesa a subire atti sessuali in uno stato di infermità psichica determinato dall’assunzione volontaria da parte della stessa vittima di bevande alcooliche o stupefacenti, rilevando, ai fini della configurazione del reato, solo la condizione di inferiorità psichica o fisica della persona offesa, a prescindere di chi abbia cagionato detta condizione, ed essendo l’aggressione in sé all’altrui sfera sessuale connotata da modalità insidiose e subdole, anche se la parte offesa ha volontariamente assunto alcool e droghe.
(Cass. Penale Sez. III, sentenza 11 gennaio – 4 ottobre 2017, n. 45589)

Il reato di rifiuto di sottoporsi agli accertamenti alcoolimetrici (art. 186 C.d.S., comma 7) non è integrato laddove il conducente si oppone all’accompagnamento presso il più vicino Ufficio o Comando, non trattandosi di condotta tipizzata dal combinato disposto dei commi terzo e settimo di detto articolo.
Premesso che l’art. 186 C.d.S., comma 7 punisce il rifiuto del conducente di sottoporsi agli accertamenti di cui ai commi 3, 4 e 5, l’invito a seguire i Carabinieri non era riconducibile: a) nè al comma 3, in quanto i Carabinieri non possedevano l’etilometro; b) nè al comma 4, in quanto i militari non avevano invitato il B. presso il più vicino ufficio o comando. D’altra parte, il rifiuto opposto dal B. non era stato dallo stesso opposto ai sensi dell’art. 186, comma 5, in quanto di detto disposto difettava un fondamentale presupposto di operatività (ovvero l’accadimento di un incidente stradale).
In definitiva, il rifiuto del B. all’adempimento dell’obbligo di seguire i Carabinieri presso l’Ospedale, sito a molta distanza dal luogo del fatto (circa 10 km), non ha integrato la contravvenzione prevista dall’art. 186 C.d.S., comma 3.
(Cass. Penale Sez. IV, sentenza 12 luglio – 7 settembre 2017, n. 40758)

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Segnaliamo le linee guida elaborate dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Tivoli a seguito delle modifiche introdotte nel sistema normativo processul-penalistico dalla c.d. Riforma Orlando – legge 103/2017, in vigore dal 3 agosto 2017 – e contenute in un preziosissimo documento a firma del Procuratore Menditto.

Il Giudice Tutelare di Roma con un interessante provvedimento, caratterizzato dalla peculiarità della fattispecie (al momento della domanda di autorizzazione al rilascio dei documenti validi per l’espatrio, questi esistevano ed erano trattenuti da un genitore) ha statuito che il “trattenimento” da parte di un genitore va inteso come revoca del consenso per l’espatrio e, ritenuta la propria competenza in base alla disciplina dettata dalla legge 1185/1967, ha autorizzato le Autorità di P.S. al rilascio dei nuovi passaporti con annullamento di quelli trattenuti dal coniuge dissenziente.
(Tribunale Ordinario di Roma, Ufficio del Giudice Tutelare, decreto 5-6 luglio 2017, n. 8797)

Sono stati introdotti nel codice penale il reato di tortura (art. 613-bis) e di istigazione alla tortura (art. 613-ter). La commissione del reato da parte del pubblico ufficiale o dell’incaricato di pubblico servizio costituisce una fattispecie aggravata del delitto di tortura. In particolare, l’articolo 613-bis c.p. punisce con la reclusione da 4 a 10 anni chiunque, con violenze o minacce gravi ovvero agendo con crudeltà, cagiona acute sofferenze fisiche o un verificabile trauma psichico a persona privata della libertà personale o affidata alla sua custodia, potestà, vigilanza, controllo, cura o assistenza ovvero che si trovi in situazione di minorata difesa, se il fatto è commesso con più condotte ovvero comporta un trattamento inumano e degradante per la dignità della persona.

628

Le Sezioni Unite Penali della Corte di Cassazione hanno affermato che, ai fini della determinazione del tempo necessario a prescrivere, le circostanze c.d. indipendenti che comportano un aumento di pena non superiore ad un terzo (nella specie quella di cui all’art. 609-ter, primo comma, cod. pen.) non rientrano nella categoria delle circostanze ad effetto speciale.
(Cass. Sezioni Unite Penali, sentenza 27 aprile – 9 giugno 2017 n. 28953)

483

In tema di responsabilità penale in ambito sanitario, si è espressa la Quarta Sezione Penale della Suprema Corte di Cassazione, affermando – tra l’altro – che il nuovo quadro disciplinare dettato dall’art.590–sexies cod. pen. (disposizione introdotta dalla legge n. 24 del 2017, in vigore dal 1 aprile 2017) non trova applicazione: – negli ambiti che, per qualunque ragione, non siano governati da linee guida; – nelle situazioni concrete in cui tali raccomandazioni debbano essere radicalmente disattese per via delle peculiarità della condizione del paziente o per qualunque altra ragione imposta da esigenze scientificamente qualificate; – nelle condotte che, sebbene poste in essere dell’ambito di approccio terapeutico regolato da linee guida pertinenti e appropriate, non risultino per nulla disciplinate in quel contesto regolativo, come nel caso di errore nell’esecuzione materiale di atto chirurgico pur correttamente impostato secondo le relative linee guida.

In tema di rifiuto di atti di ufficio, il carattere di urgenza dell’atto ricorre nel caso del medico in servizio di guardia che sia richiesto di prestare il proprio intervento da personale infermieristico e medico con insistenti sollecitazioni, non rilevando che il paziente non abbia corso alcun pericolo concreto per effetto della condotta omissiva.
(Cass. Sez. VI Penale, sentenza 5 luglio – 29 settembre, n. 40753)

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