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Il 21 dicembbre 2017 le Sezioni Unite decideranno se, a seguito delle modifiche apportate dalla legge 23 giugno 2017, n. 103 agli artt. 571 e 613 cod. proc. pen., con cui si è esclusa la facoltà dell’imputato di proporre personalmente ricorso per cassazione, permanga la legittimazione di questi a proporre personalmente ricorso in materia di misure cautelari personali, ai sensi dell’art. 311 cod. proc. pen.

Con una interessante e dotta ordinanza, il GIP presso il Tribunale Ordinario di Roma ha fornito i necessari chiarimenti in merito alle scansioni processuali e le relative facoltà delle parti nell’ambito del c.d. rito abbreviato atipico, innestato con istanza dell’imputato a seguito di richiesta di giudizio immediato avanzata dal Pubblico Ministero.
(Giudice per le indagini preliminari, Dott.ssa A. Gerardi, ordinanza 15 novembre 2017, in proc. 15970/17 GIP)

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L’individuo sottoposto a misura cautelare di tipo custodiale deve ritenersi titolato, in costanza di restrizione, del potere immediato di agire innanzi al Tribunale di Sorveglianza, ai sensi dell’art.35 ter ord. pen., per la detenzione patita in condizioni di contrasto con la previsione dell’art.3 CEDU, non potendosi ritenere ostativa a tal fine la condizione di giudicabile. La previsione del secondo comma secondo periodo, dell’art.35 ter o.p. va letta in una interpretazione costituzionalmente orientata, come l’introduzione di un rimedio pecuniario “alternativo” in tutte le ipotesi in cui, in presenza del “trattamento non conforme ” non vi sia la possibilità per il Magistrato di Sorveglianza di operare una immediata riduzione della pena.

Cass. sez. 1, n. 35122 del 14.06.2017 (dep. 17.07.2017)

Così come il difensore dell’imputato ammesso al gratuito patrocinio ha diritto al rimborso degli onorari e delle spese anche in caso di condanna, analogamente il difensore della parte civile ha diritto al compenso anche in caso di rigetto della domanda risarcitoria, non potendo il principio della soccombenza operare tra soggetti, lo Stato e la persona ammessa al gratuito patrocinio, che non sono parti contrapposte di un giudizio.

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A differenza delle dichiarazioni spontanee di cui all’art. 350, comma 7, c.p.p., la cui inutilizzabilità è limitata alla eventuale fase dibattimentale, le dichiarazioni “sollecitate” previste dal comma 5 dello stesso art. 350 non sono mai suscettibili di utilizzazione a fini probatori, neanche quando l’utilizzazione sia richiesta dallo stesso imputato.

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Segnaliamo le linee guida elaborate dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Tivoli a seguito delle modifiche introdotte nel sistema normativo processul-penalistico dalla c.d. Riforma Orlando – legge 103/2017, in vigore dal 3 agosto 2017 – e contenute in un preziosissimo documento a firma del Procuratore Menditto.

Sono stati introdotti nel codice penale il reato di tortura (art. 613-bis) e di istigazione alla tortura (art. 613-ter). La commissione del reato da parte del pubblico ufficiale o dell’incaricato di pubblico servizio costituisce una fattispecie aggravata del delitto di tortura. In particolare, l’articolo 613-bis c.p. punisce con la reclusione da 4 a 10 anni chiunque, con violenze o minacce gravi ovvero agendo con crudeltà, cagiona acute sofferenze fisiche o un verificabile trauma psichico a persona privata della libertà personale o affidata alla sua custodia, potestà, vigilanza, controllo, cura o assistenza ovvero che si trovi in situazione di minorata difesa, se il fatto è commesso con più condotte ovvero comporta un trattamento inumano e degradante per la dignità della persona.

Le tendenze giurisprudenziali si dirigono verso una maggiore considerazione della responsabilità del lavoratore (c.d.” principio di autoresponsabilità del lavoratore”): il datore di lavoro non ha più l’obbligo di vigilanza assoluta rispetto al lavoratore, come in passato, ma una volta che ha fornito tutti i mezzi idonei alla prevenzione ed ha adempiuto a tutte le obbligazioni proprie della sua posizione di garanzia, egli non risponderà dell’evento derivante da una condotta imprevedibilmente colposa del lavoratore.

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Il termine per il deposito del gravame inizia a decorrere dallo stesso giorno previsto per la scadenza del deposito delle motivazioni della sentenza e non dal giorno successivo, in quanto la regola generale prevista dall’art.172, co.4, c.p.p. del dies a quo non computatur trova applicazione solo nel termine per il deposito della sentenza e non nel calcolo dei termini per impugnare. (La Suprema Corte ha ritenuto superato un precedente orientamento di senso contrario – Cass. Sez.3, n.1191 del 8.11.2007 – ritenendolo superato a seguito dell’intervento delle Sez.Un. 155 del 29.09.2011)
(Cass. Penale Sez. 3^, sentenza 23 febbraio – 28 aprile 2016 n. 17416)

Il sequestro probatorio mira ad assicurare al procedimento quelle res necessarie per l’accertamento dei fatti. Ciò posto, anche nel caso in cui il sequestro probatorio abbia ad oggetto res qualificabili come corpo del reato e/o pertinenti al reato, il pubblico ministero è tenuto a specificare le finalità probatorie che intende garantire attraverso il mantenimento del sequestro medesimo.

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